Organizzazione Umanitaria
ONG Bambini nel Deserto Onlus

Sona Jobarteh, la prima donna che imbracciò una Kora

La storia in musica di Sona Jobarteh

 

"Imparare a suonare la Kora non è solo una questione tecnica. Non si può separare la tecnica dalla tradizione orale, la storia, i significati del pezzo che stai provando". E' questo che afferma Sona Jobarteh, musicista e cantante gambiana, parlando dello strumento che l' ha resa famosa, una sorta di liuto a 21 corde con una grande cassa armonica emisferica, il cui suono vellutato, però, si avvicina anche a quello dell'arpa.

La conoscenza dello strumento e' appannaggio delle famiglie Griot, cioè le famiglie di musicisti e cantastorie, a trazione ereditaria, diffuse tra i popoli Mandengue dell'Africa Occidentale (soprattutto in Mali, Senegal, Gambia e Guinea). E la famiglia Joarteh è appunto una di queste, potendo anzi vantare in Amadu Bansang Jobarteh, nonno di Sona, un'icona della storia culturale e musicale riconosciuta in tutto il Paese.

 

Sona, che vive l'infanzia in Inghilterra ma spesso fa ritorno in Gambia, scopre lo strumento da bambina osservando suonare il fratello e facendosi insegnare brevi canzoni, al riparo dagli sguardi della famiglia. Nell'adolescenza prende la decisione di voler fare sul serio, voler diventare una musicista. Ma c'è un problema: la tradizione dei Griot con la kora è tutta al maschile, non vi sono donne a ricoprire quel ruolo. La risposta del padre di Sona, un po' a sorpresa, è quella di chi prende atto delle scelte di una figlia: "Se davvero vuoi diventare un suonatore di kora, allora impegnati per diventare un grande suonatore". 

 

Sona è consapevole che quella del Griot è una musica destinata alla società, una musica per il popolo, per raccontare e tramandare le proprie tradizioni. Ed è a partire da qui che, con l'inaspettato apoggio del padre, iniziano i lunghi anni di studio sulla tecnica della kora e, dopo l'iscrizione al Royal College of Music di Londra, anche su altri strumenti quali violoncello, pianoforte, clavicembalo, che la rendono, di fatto, una polistrumentista.

Da diversi anni Sona, con la sua Kora o talvolta la chitarra, occupa il centro del palco affiancata da musicisti con calebasse, djembe, tamburi sabar e con altri cordofoni. Una griot donna, al centro della scena, era qualcosa di mai visto prima.

Nei suoi brani porta l'eredità della tradizione musicale e narrativa mandingue, come nella lenta Jarabi o nella più incalzante Bannaya. Ma anche la delicatezza di un'impronta personale, la capacità di virtuosismi raffinati, e uno strumento ancora più caratterizzante: la voce solista.

 

Come consigli di ascolto, due su tutti: Gainaako, dove le dita veleggiano sulla Kora con gli altri strumenti a stratificarsi chiaramente in successione, e la più conosciuta Gambia, inno d'amore alla propria terra in cui spicca la voce della Sona cantante. Guardatevi anche il video: nonostante qualche passaggio in sospetto di "spot turistico", si osservano momenti di danza, il lavoro degli artigiani, e  si intravedono anche fasi di montaggio della stessa Kora. Cercatevi anche il testo: Sona, come ormai potete immaginare, ribadisce il ritorno alle origini e alle proprie radici: 

Truth is, if you forget your homeland
It means you forgot yourself

 

La verità è che, se dimentichi la tua terra natìa,

significa che hai perso te stesso.

 

Gambia https://www.youtube.com/watch?v=PtmmlOQnTXM

 

Gainaako https://www.youtube.com/watch?v=9ikOfI1azK4

Articolo di Marco Antolini

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google Condividi su Linkedin

torna indietro


Clicca per iscriverti alla NEWSLETTER!

NEWS

CHI SIAMO

PROGETTI

VIAGGI

SOSTIENI

CONTATTI

Organizzazione Umanitaria

ONG Bambini nel Deserto ONLUS

via A.Casoli, 45 - 41123 Modena (ITALIA)

tel. +39 335 6121610

CF: 94094820365

sede@bambinineldeserto.org

Codice Univoco Fatturazione Elettronica M5UXCR1

© Copyright 2011-2020 Bambini nel Deserto  |  Privacy Policy  |  FAQ  |  Copyright  |  Credits