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Il Covid-19 in Africa

Al 21 marzo, in base ai dati pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), sono stati notificati complessivamente 271.364 casi confermati in laboratorio di COVID-19, di cui 11.252 decessi. 

In Europa, nei Paesi UE/SEE (Unione europea/Spazio economico europeo) che sono tutti interessati, si registrano 121.061 casi confermati. In Italia si segnalano 48.452 casi di COVID-19 di cui 3.770 deceduti 4.268 operatori sanitari.

E la situazione in Africa?

In base ai dati raccolti dal WHO i contagi totali ad oggi sono 1187 con 33 decessi.

L’Egitto è il paese più colpito con 294 casi, a seguire il Sud Africa con 240 casi e l’Ageria con 139.

Nella zona del Sahel, dove operiamo, si registrano 75 casi in Burkina Faso e 56 in Senegal.

Ma perché i numeri in Africa rispetto ad altre zone sono così contenuti? Si presuppone che le cause siano principalmente quattro:

1. SILENZI IRRESPONSABILI. La prima ragione  è la mancanza di test ai casi sospetti, o la scarsa trasparenza nel riferirli: sono sottoposti a tampone solo i cittadini con una storia di viaggio nelle aree più colpite, o quelli che accusano sintomi già gravi e ciò determina una sottostima dei casi di contagio.

 

2. QUARANTENE EFFICACI. "Non possiamo ancora sapere perché i contagi siano così pochi, ma le misure di isolamento adottate dai paesi potrebbero aver giocato un ruolo chiave", afferma Jimmy Whitworth della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM). La quarantena imposta tempestivamente a chi proveniva dai paesi considerati pericolosi o gli screening effettuati negli aeroporti possono aver rallentato il contagio.

 

3. GIOVANI E PAUCISINTOMATICI. "Una delle ragioni per il basso indice di trasmissione rilevato del Covid-19 in Africa potrebbe essere semplicemente la natura del virus, per la quale molti pazienti non manifestano sintomi", dichiara Vittoria Colizza dell'Università della Sorbona in Francia. L'analisi della ricercatrice riguardo i primi 300 casi suggerisce che circa il 60 per cento dei contagi fosse asintomatico e quindi non rilevato, probabilmente grazie alla bassa soglia di età media della popolazione africana.

 

4. IL FATTORE GEOGRAFICO. Nei Paesi tropicali o dell'emisfero australe sono concentrati solo l'1,29% dei casi globali. Questo dato potrebbe essere un riflesso di più scarsi legami con la Cina, o piuttosto del tipo di climapreferito dal coronavirus SARS-CoV-2; infatti alcuni virus respiratori hanno un andamento stagionale, e con il caldo si diffondono in modo meno efficiente, inoltre  le epidemie di influenza nelle aree a clima temperato emergono quando calano i livelli di umidità assoluta (la densità di vapore acqueo nell'aria), ossia con l'arrivo dell'aria invernale, secca e fredda.

 

È anche possibile che le altre infezioni diffuse in queste aree geografiche mascherino le infezioni da COVID-19, scambiate per altre malattie.

In Senegal e in Burkina Faso sono state chiuse le scuole e i centri di aggregazione, rendendo quasi impossibile continuare a svolgere le attività relative ai nostri progetti. Aldilà del nostro lavoro siamo seriamente preoccupati per la salute delle persone che abitano in questi territori. Il diritto alla salute non è garantito a tutti e le risorse sanitarie disponibili sono scarsissime, mancano personale, equipaggiamento, attrezzature, farmaci adeguati, capacità di diagnosi: pensate che in Burkina i ventilatori totali a disposizione sono solamente 11.

Una grande speranza è posta nella prevenzione: la diffusione di ebola ha contribuito a rendere questi Paesi più preparati alle emergenze, per cui il personale è formato, termometri e termoscanner sono in funzione, le persone sanno come adoperarli, vengono gestite milioni di schede di viaggiatori. 

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