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Ogni
viaggio venduto a partire dal 1° Aprile, Eledofe (
www.eledofe.it )
devolverà a Bambini nel Deserto 1 euro che servirà a finanziare il progetto
attivo in Marocco a Hassi-Labiad
"La khettara di Bourchouk"
Progetto La khettara di Bourchouk:
Hassi Labiad
è un villaggio alla base dell’Erg Chebbi, il complesso dunario più esteso
nella zona nord orientale del Marocco. Gli abitanti di etnia berbera sono
all’incirca 1500. Attualmente la locale ONG "Hassi Labiad", con cui BnD ha
già collaborato nel 2003 con il progetto un'ambulanza per Merzouga, sta
combattendo l'incipiente desertificazione che minaccia l’abitato.
Per fare questo si sta tentando di riattivare una khettara (*) in grado di
irrigare il vasto palmeto che sorge tra le dune e l’abitato. Una volta
terminato il lavoro il palmeto sarà in grado di arrestare, parzialmente,
l’avanzata del deserto. Diciamo parzialmente perché una parte del palmeto,
appartenente al clan dei Bourchouk, non è irrigato da 13 anni a causa
dell’insabbiamento di una seconda khettara. Se non verrà rapidamente ricostruita la khettara la porzione meridionale del palmeto morirà e le dune di sabbia
invaderanno la periferia sud del villaggio di Hassi Labiad.
BnD intende
finanziare (grazie anche all'accordo con Eledofe e all'interessamento di
Giuliano Dal Cin di San Fior e Pascal Rosolen di Treviso) il recupero/ripristino della
khettara e svolgere in questo modo un'azione su più punti:
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Arrestare
l’avanzata del deserto e impedirne l’accesso al quartiere meridionale di Hassi Labiad;
-
Riattivare la coltura delle palme da dattero e le sottocolture degli
ortaggi, sviluppando l’agricoltura locale;
-
Arrestare l’esodo del clan dei Bourchouk e, più in generale, degli
abitanti del quartiere meridionale di Hassi Labiad minacciati dalle
dune.
Partner sul
campo dell’operazione è l’ONG Hassi Labiad attraverso la diretta
supervisione del suo presidente M. Amou Marouche.
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La
khettara si sviluppa nel sottosuolo sull'asse est-ovest. L'acqua di
falda posta sotto le dune viene raccolta e grazie all'inclinazione
della canalizzazione portata alla bse delle dune. Una serie di pozzi
consente ai manutentori della khettara di scendere ogni due mesi
circa per liberare il condotto dalla sabbia trasportata dall'acqua. |
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L'ing. Cristian Concolato a sinistra, Ibraimh Alla (Referente per
BnD nell'area dell'Erg Chebbi al centro e Amou Marouche (Presidente
dell'ONG Hassi Labiad) a destra esaminano un pozzo per la
manutenzione della khettara per verificare se il condotto
sotterraneo è insabbiato. |
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Ecco come dovrebbe
diventare il palmeto una volta che la khettara è stata riabilitata.
Si noti il fossato d'irrigazione al centro del palmeto. Alla base
delle palme, protetti dai raggi solari, si potranno ottenere diversi
ortaggi per l'autonomia alimentare delle famiglie impegnate nel
lavoro. Il surplus della produzione potrà essere commerciato con i
villaggi vicini. |
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Si è provveduto, nel
corso della spedizione esplorativa, a rilevare tutti i punti GPS dei
pozzi esistenti e il percorso della khettara e quello di un suo
braccio recentemente costruito per aumentare le capacità di raccolta
d'acqua ma poco dopo caduto in disuso a causa della sabbia. |
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Riunione con alcuni dei notabili del clan dei Bourchouk. Nel corso
dell'incontro sono stati esaminati tutti gli aspetti relativi la
riparazione della khettara e della disponibilità d'impegnarsi
durante i lavori e successivamente per garantire un corretto
funzionamento dell'acquedotto sotterraneo. |
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Il
palmeto di Bourchouk oltre il quale sorgono le prime dune dell'erg
Chebbi. |
(*)
Qualcuno di voi si starà chiedendo: ma cosa è una khettara?
La khettara è
un sistema di raccolta delle acque che risale all'Impero Persiano e che si è
propagato nel bacino del Mediterraneo ( e non solo) assumendo nomi diversi (Foggara,
Qanat ...) è composto da pozzi (o camini verticali) collegati da un tunnel
che scorrono sotteranei per arrivare infine in superficie e irrigare tramite
dei canali il palmeto.
I pozzi hanno il duplice scopo di ispezionare e pulire i tunnel e di
permettere alla forza di gravità lo scorrimento dell'acqua.
Una volta i tunnel erano semplicemente scavati nella terra. Oggi invece
hanno la base in cemento e le pareti in pietra per permettere all'acqua di
filtrare dentro. I tunnel sotterranei evitano l'evaporazione. Con questo
sistema si riesce a prelevare una quantità d'acqua sufficiente ad irrigare
il palmeto, non tutto insieme, ma uno o più lotti per volta a rotazione
secondo un calendario stabilito.
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