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Grande spedizione attraverso il Sahara
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La Grande Spedizione di Luca Iotti

Partecipanti partiti da Genova:
Luca Iotti (MO)*
Livio Bernasconi (PV)
Walter e Gioia Pagani (SP)*
Tiziana Pirola (BG)
Mauro e Rossana Foli (RA)
Paolo Gianninoni (MO)
Gabriele Marchesini (BO)
Raggiungeranno la spedizione a Tamanraset :
Marco Caranzano (TO)
Stefania Nadalini (MO)
 
*: coloro che hanno proseguito la spedizione - Tutti gli altri sono dovuti rientrare

14 ottobre 2006

Motonave Majestic - Grandi Navi Veloci tratta Genova Tunisi

Oggi sulla banchina del porto di Genova, assediata da una marea di tunisini diretti a casa, c'eravamo anche noi. Puntuali al nostro "secondo" appuntamento settimanale con la nave che ci avrebbe trasportato in Tunisia. Secondo appuntamento perchè il primo, quello di mercoledì scorso, lo avevamo perso.
La rottura della testata del Toyota pochi chilometri prima di Parma e l'inutile folle corsa fino a Genova, ha costretto Livio e me a rimandare la partenza di ben quattro giorni. Eravamo giunti all'imbarco quando la nave aveva già staccato gli ormeggi dopo averci atteso per oltre 30 generossissimi minuti. A bordo avevano già trovato posto il resto degli equipaggi e dei mezzi del nostro gruppo. Il capo spedizione, Mauro Foli, dopo un inevitabile quanto giustificato rosario d'imprecazioni in romagnolo puro si era congedato al telefono con un "Bhè vi aspettiamo in Tunisia con la prima nave disponibile! Sbrighev!* ".

Il nostro sbarco è previsto per domenica 15 ottobre intorno alle 20.00. Quanto tempo impiegheremo a uscire dalla dogana de La Goulette lo sa solo Allah. Infatti il nostro arrivo coinciderà, disgraziatamente, con il momento più atteso da ogni devoto mussulmano durante il periodo del Ramadan; il tramonto. Dopo una giornata trascorsa senza toccare cibo, acqua, sigarette e atti sessuali con l'arrivo del buio al porto non possiamo sperare di trovare un doganiere, poliziotto o gendarme al lavoro.
Sappiamo che il resto della spedizione, sbarcata come da programma, giovedì sera è riuscito a guadagnare l'uscita del porto solo intorno alla mezzanotte. Secondo un messaggio ricevuto oggi, il gruppo, si trova nei pressi dell'oasi di Tozeur nel sud-ovest del paese pronti a lanciarsi al di là della sbarra di confine con l'Algeria appena arriveremo anche noi.

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Il nostro programma è dunque quello, espletate le formalità doganali, di partire di gran carriera verso il punto d'incontro lasciandoci alle spalle la capitale del paese e a seguire Kairouan, Gafsa e finalmente Tozeur e il suo immenso lago salato; lo Chott el Djerid.
Inattesa e piacevole sorpresa oggi nel piazzale di un autogrill dalle parti di Ronco Scrivia quando abbiamo trovato un Toyota che sfoggiava sui vetri posteriori gli adesivi di Bambini nel Deserto. Scopriremo solo una volta giunti in porto che quel mezzo, come molti altri presenti, fa parte del gruppo capitanato da Daniele di Bomporto espertissimo meccanico diretto verso il Murzuq libico. Altri piacevoli incontri sono stati quelli con Athos di African Adventure diretto a Mombasa, arrivo previsto il 22 novembre, e con Enrico Manfredini di CAP180° diretto in Libia. Mentre pranzavamo all'autogrill abbiamo appreso con sollievo che gli ultimi due italiani rapiti al confine tra Niger e Ciad erano stati liberati ed erano in viaggio verso l'Italia.

Come primo giorno, per noi, di viaggio il resoconto della Grande Spedizione si esaurisce qui. Segnali satellitari permettendo tenteremo l'impossibile per aggiornarvi quotidianamente.

Sbrighev!* = Espressione romagnolo traducibile con Muovetevi!

15 ottobre 2006 h.23:30

Tunisi

Finalmente in terra africana e anche se Tunisi assomiglia sempre più a una qualsiasi città dell'Europa del sud sentiamo nell'aria qualcosa di diverso. In giro pieno clima da Ramadan. Locali affollati, negozi aperti e uno sciamare di gente. Uomini, donne, bambini riempiono i marciapiedi e spesso anche la strada. La pioggia bagna l'asfalto rendendolo pericolosamente scivoloso ma il gigantesco Toyota sul quale viaggiamo infonde sicurezza mentre affrontiamo decisi profonde pozzanghere ricolme d'acqua. Guadagnata l'uscita dalla città imbocchiamo l'autostrada sulla quale il traffico è praticamente assente.

16 ottobre 2006 h.18:53

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Questa mattina il gruppo della Grande Spedizione si è finalmente riunito. Alle 8.00 in punto Livio ed io siamo stati raggiunti da Mauro e Rossana su Toyota, Walter e Gioia su Toyota, Gabriele e Tiziana sull'ambulanza Fiat 4x4 e Paolo sull'Iveco 4x4. Espletate abbastanza rapidamente le formalità di polizia e dogana tunisina, sempre molto cortesi e professionali, siamo ripartiti fiduciosi attraverso la "terra di nessuno" che separa i due paesi. Il territorio attraversato è caratterizzato da vaste distese di erb chameaux , qualche rara palma rinsecchita e alcune carcasse di auto ai lati della strada. Tutte le nostre speranze di uscire dal posto di frontiera algerino in meno delle "solite" 6 ore si sono infrante verso le 12.00.Infatti secondo una recente normativa algerina in vigore da poche settimane è fatto divieto il transito di veicoli legati a organizzazioni umanitarie attraverso il paese anche se queste sono richieste dai paesi confinanti. L'anno scorso Mauro Foli e il suo gruppo non avevano trovato nessuna difficoltà ad attraversare lo stesso confine con un veicolo per l'emergenze sanitarie atteso dall'ospedale di Mopti. L'attesa dell'autorizzazione si è protratta sino alle 19.00 quando tutti gli uffici sono stati chiusi per consentire ai gendarmi di andare a cena. Nel corso della giornata ci siamo messi più volte in contatto con il vice ambasciatore del Niger a Roma, Zakaria Maiga, pregandolo di contattare l'Ambasciata d'Algeria a Roma nella speranza che questa collabori nello sbloccare la situazione.

16 ottobre 2006 h.21:00

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Nessuna notizia da Algeri. I militari del posto di frontiera ci hanno consigliato di accamparci nei pressi della medesima e attendere il giorno successivo. Il morale del gruppo nonostante le difficoltà è elevato merito anche delle generose sorsate di grappa offerte da Livio. Tutti speriamo di riuscire a passare al di là di questa maledetta dogana.

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Abbiamo già messo in preventivo, con enorme dispiacere di tutti, di lasciare in custodia l'ambulanza presso la dogana algerina e ritirarla al ritorno. Buona parte del materiale che questa trasportava è stato trasbordato sugli altri mezzi.
E' di fondamentale importanza arrivare in Niger; dove verrà comunque lasciato almeno un veicolo. Gli importanti appuntamenti che ci attendono tra cui l'inaugurazione della scuola di Berger, finanziata dalla Spazio di Torino e il gemellaggio tra la città di Cervia e quella di Fachi, accomunate entrambe dalla produzione di sale, saranno di sprono per tutto il gruppo che si vedrà, forse, da domani costretto a raggiungere in tempo utile la città di Tamanrasset. L'appuntamento con altri due membri della spedizione, Stefania e Marco, è fissato per giovedì pomeriggio.Domani altre notizie da quella che ormai tutti noi chiamiamo la "dogana maledetta"!

17 ottobre 2006 h.11:30 (local time)

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Ancora nessuna notizia dal posto di frontiera. Siamo accampati a poche centinaia di metri nella terra di nessuno che divide i due paesi. Da una torretta un militare ci osserva fin dalle 8 di questa mattina con un paio di binocoli, ogni tanto lo salutiamo; da lui nessuna reazione. Continua a osservare questo gruppo d'italiani la cui unica colpa è quella di voler trasportare un ambulanza a Tindawene in Niger.
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Abbiamo tentato di spiegare, inutilmente, che la consegna di questo mezzo ai margini del deserto del Tenèrè potrà, forse, un giorno salvare la vita di una donna, di un bambino.
Il commento a questa supplica è stato "A noi non ce ne frega niente delle spedizioni umanitarie; tanto quelli sono poveri e poveri resteranno". Allibiti e disgustati ci siamo allontanati rassegnati ad aspettare nella speranza che le Alte Sfere si mostrino meno ottuse e più sensibili. Le uniche nostre speranze risiedono ora nel febbrile lavoro dell'ambasciata nigeriana di Roma in contatto con quella algerina.
L'attesa è snervante e il sole già dall'alba lavora contro di noi. Sotto un misero telo tentiamo di sottrarci ai suoi raggi implacabili, ci ripariamo e attendiamo che dalla dogana giunga un segnale positivo o negativo.
Mi auguro di potervi dare buone notizie nelle prossime ore e un grazie a tutti coloro che ci hanno inviato messaggi via SMS d'incoraggiamento. Pur non potendo rispondervi apprezziamo il vostro sostegno... non siamo soli qui a Taleb Larbi.

17 ottobre 2006 h.18:00 (local time)

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Siamo ancora fermi nel tratto desertico che divide Algeria e Tunisia, tra militari, filo spinato e riflettori che di notte fendono la pianura spoglia; la sensazione che proviamo non deve essere molto diversa da quella che provano gli extracomunitari al CPT di Lampedusa. Mentre il sole cala, dietro al posto di frontiera algerino, dal vicino villaggio giunge da un altoparlante la voce distorta del muezzin che invita i fedeli alla preghiera. Per il momento nessuno ci ha ancora rilevato le impronte digitali, ma a questo punto ci aspettiamo di tutto. I passaporti e i documenti delle auto sono "al sicuro" nell'ufficio dello Chef de Police.
Il ritardo accumulato nei giorni precedenti e questa inutile, quanto snervante attesa, sta mettendo a repentaglio la riuscita della spedizione. Il problema è che dobbiamo arrivare entro venerdì prossimo a Tamanrasset, dove ci aspetteranno Stefania e Marco, giunti dall'Italia per poter partecipare all'inaugurazione della scuola di Berger e al resto del lavoro programmato.
Le ore scorrono lente quando si è in attesa e la giornata di oggi sembrava non finire mai. Numerose le telefonate con M.Maigà Zakaria dell'ambasciata del Niger che sta tentando di tutto per sollecitare il nostro passaggio e la consegna dell'ambulanza a Tindawene. Sul far del tramonto comincia a levarsi lo stesso fastidioso vento che ieri notte ha scosso tende e auto, con il buio la temperatura comincerà a scendere rapidamente, la notte scorsa era di circa 8 gradi. Dalla gendarmeria abbiamo però avuto l'autorizzazione a sistemarci per la notte in una piccola struttura semi abbandonata vicino al posto di frontiera. I più ottimisti di noi hanno commentato "Almeno si siamo avvicinati al territorio algerino!" i meno hanno replicato "Si, di 500 metri!". Abbiamo chiesto ai doganieri del pane e sembra che quando avranno terminato di mangiare ci portino qualche pagnotta, lo speriamo vivamente perchè il salame romagnolo di Mauro merita almeno una baguette. Ci prepariamo così per un altra notte a Taleb Larbi speriamo che sia l'ultima. Domani o ci fanno entrare o ci rimandano indietro... proprio come degli emigranti sbarcati su una spiaggia europea.

(N.d.r: i nostri eroi si trovano nella zona cerchiata in rosso, esattamente tra le due bandierine che delimitano la fine del confine tunisino, in giallo, e l'inizio del confine algerino, in blu )

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18 ottobre 2006 h.18:00 (local time)

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Minestrone algerino: prendete un'ambasciata che non è a conoscenza di quelle che sono le regole del proprio paese. Aggiungete un'abbondante dose di burocrazia nordafricana. Fate soffriggere a fuoco lento 3 donne, 6 uomini e un cane nella terra di nessuno tra Tunisia e Algeria per 3 giorni sotto un sole cocente. Servite il piatto rigorosamente dopo il tramonto. Se disponibile potete inzuppare con il pane offerto dai gendarmi locali.
Scherzi a parte siamo ancora qui a Taleb Larbi a poche centinaia di metri dalla frontiera algerina e a cinque chilometri da quella tunisina. La situazione kafkiana in cui ci troviamo da ormai tre giorni ha dell'incredibile. Il 16 ottobre il problema del nostro passaggio era determinato dal materiale didattico trasportato, il secondo giorno il problema era relativo al transito dell'ambulanza attraverso l'Algeria (di cui l'ambasciata algerina era a conoscenza e per il cui passaggio non ci aveva richiesto la fornitura di alcun documento), oggi il problema è relativo al fatto che facciamo parte di un organizzazione umanitaria. Cosa pensare?! Gli scopi di questa spedizione sono i seguenti:

  1. consegnare un ambulanza 4x4 a Tindawene per il trasporto di pazienti fino all'ospedale di Agadez e ridurre in questo modo l'elevatissimo tasso di mortalità infantile e pre-natale
  2. portare un veicolo 4x4 a Niamey per lo spostamento dei volontari della nostra organizzazione tra la capitale e la regione dell'Air
  3. inaugurare una scuola a Berger finanziata dalla Spazio di Torino
  4. prendere contatto con il villaggio di Batarmatass e raggiungere un accordo con il consiglio degli anziani per la realizzazione di una scuola
  5. organizzare il "Gemellaggio del Sale" tra il Comune di Cervia e l'oasi di Fachi; il cui destino comune è legato da sempre alla produzione dell'Oro Bianco tuttora bene vitale per le popolazioni del Sahel
  6. consegnare in tutte le scuole che raggiungeremo materiale didattico fondamentale per garantire l'educazione nelle scuole del deserto
  7. valutare la fattibilità di un progetto di auto sostentamento alimentare per bambini nella provincia di Niamey.
Tutto questo ora sembra allontanarsi sempre pi ù per i 9 membri della spedizione ormai abituati a scontrarsi ogni giorno con il muro di gomma eretto dalla burocrazia locale, insensibile ai bisogni delle popolazioni del Niger. Abbiamo nelle ultime ore preso contatto con tutti coloro che dall'Italia possono aiutarci e con grande soddisfazione continuiamo ormai da questa mattina a ricevere messaggi di solidarietà. Il Comune di Cervia si è attivato attraverso i suoi canali per sollecitare una soluzione a questo stop, il vice-console del Niger ormai da due giorni sta sottolineando all'ambasciata algerina di Roma che i mezzi e il materiale trasportato da questi sono attesi dalle comunità rurali del suo paese, Massimo Degli Esposti, giornalista del Resto del Carlino di Bologna (che non ha potuto prendere parte alla spedizione in quanto il suo visto non è arrivato in tempo ) è al lavoro per sollecitare un intervento da parte del nostro Ministero degli Esteri.
E' stato possibile realizzare questa grande spedizione grazie alla sensibilità di alcune aziende e istituti di credito particolarmente attenti alle problematiche delle popolazioni africane: Bartolini Corriere Espresso, CAMST, Spazio di Torino, Banca Popolare di Ravenna, Dunlop, Kratos Italia, Cervia Città del Sale e Tagom di Modena.
Abbiamo dovuto avvertire gli altri due volontari, Stefania Nadalini (MO) e Marco Caranzano (TO), che ci avrebbero dovuto raggiungere a Tamanrasset, che non si sa se e quando arriveremo, per questo motovo hanno dovuto rinunciare a partire
I il morale del gruppo è comunque alto e siamo tutti determinati a rimanere qui fin tanto che o ci rimandano indietro o ci permettono di completare la nostra missione.
Ci prepariamo per trascorrere un altra notte a Taleb Larbi come già ieri speriamo che sia l'ultima! Inchallah.
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19 ottobre 2006 h.15:00 (local time)

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Il nostro improvvisato CPT alla frontiera tra Tunisia e Algeria si è arricchito oggi di tre nuovi compagni francesi anche loro bloccati presso Taleb Larbi dagli zelanti gendarmi algerini.
Questa mattina siamo stati contattati dall'incaricato dell'Ambasciata Italiana di Algeri (che ringraziamo per la disponibilità e cortesia), allertata dal nostro Ministero degli Esteri, che si è attivata al fine di risolvere la nostra situazione. Al momento ci è stato comunicato che essendo domani venerdì, giorno di festa, sabato pre-festivo, domenica l'ultimo giorno del Ramadan e per finire luendì il giorno successivo alla fine del Ramada,n la nostra odissea troverà una soluzione positiva (si parte si attraverso l'Algeria e si giunge in Niger) o negativa (si torna in Italia attraverso la Tunisia) non prima di martedì. Per questo motivo abbiamo allestito il campo nel territorio presso il posto di frontiera cercando di renderlo il più confortevole possibile.

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La notte scorsa un forte vento proveniente da nord ha, prima sradicato alcune tende e successivamente portato migliaia di litri d'acqua sul nostro accampamento; l'acqua ha reso il terreno fangoso e umido. Intanto da sud sembra sopraggiungere una tempesta di sabbia! Anche la natura sembra essere contro di noi!
Il morale del gruppo rimane comunque alto anche merito della disponibilità dei gendarmi algerini, che oggi ci hanno fatto dono di datteri, formaggio e latte. L'intenzione è comunque quella di non demordere e attendere che o mossi da compassione umanitaria o pungolati dalla nostra ambasciata e dal Ministero degli Esteri, ci consentano di portare a termine la nostra spedizione. Continueremo a tenervi aggiornati e un grazie a tutti coloro che continuano a testimoniare la loro solidarietà via mail e via sms. Per le redazioni dei giornali che ci hanno chiesto dove siamo allego una foto scattata dalla collina su cui siamo accampati.

(N.d.r: questa foto rende maggiore giustizia al "nulla" in cui si trovano i nostri amici, nella foto di gruppo sembrava fossero in un paese, ma non è cosi; gli edifici alle loro spalle sono in realtà le garitte dei gendarmi, possiamo quindi immaginare che la situazione sia resa ancora più disagevole dalla difficoltà nel reperire generi di prima necessità )

20 ottobre 2006 h.15:45 (local time) 5°giorno di stop

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

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Dei tre francesi che da ieri erano con noi qui alla frontiera non è rimasto nessuno; due sono riusciti a entrare in Algeria il terzo è rimasto a cena con noi poi è tornato in Tunisia, scoraggiato dalla nostra esperienza ringraziandoci per gli spaghetti offerti dal team italiano. Continuano i contatti con la nostra ambasciata, nella persona del Primo Consigliere Stefano Soliman, che ha confermato l'interessamento anche del nostro Vice Ministro degli Esteri. Da domani si attiverà anche l'Ambasciata del Niger ad Algeri, sollecitata dal sempre cortese Zakaria Maiga che dall'Ambasciata del Niger di Roma segue la nostra vicenda.
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All'ormai canonico pellegrinaggio al Poste de Police verso le 10 del mattino oggi si sono aggiunte altre interessanti attività. Abbiamo organizzato la prima edizione del Torneo della Mosca, che si è aggiudicato Walter Pagani con 56 mosche abbattute e 12 disperse. Nel primo pomeriggio Mauro Foli ha tenuto un corso sulla costruzione di aquiloni con materiale di recupero e alle 15 approfittando di una leggera brezza, proveniente da nord, ha spiccato il volo "on attende" (in attesa) l'aquilone multicolore che per alcune ore hanno volteggiato sul nostro campo, sotto gli occhi stupiti dei doganieri. Questa sera i gendarmi hanno garantito chorba (zuppa algerina leggermente piccante) e baguette. Domani ci auguriamo di ricevere qualche buona notizia da Algeri che provvederemo a comunicarvi quanto prima.

21 ottobre 2006 h.12:40 (local time) 6 °giorno di stop

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Questa mattina ho trovato una presa di corrente incustodita presso il Poste de Police e ne approfitto per ricaricare le batterie del satellitare e del computer portatile, unici due strumenti in grado di tenerci in contatto con il resto del mondo. Grazie a questi abbiamo anche saputo che il figlio di Paolo, autista dell'Iveco 4x4, oggi ha conseguito la laurea. Bravo! A lui vanno le congratulazioni di tutto il team.
Oggi è un altra giornata di attesa. Sappiamo per certo che le diplomazie italiane e nigeriane ad Algeri stanno lavorando per noi; dimostrando più che mai che la nostra situazione non viene sottovalutata.
Visto che ci arrivano frammenti delle informazioni che passano sui giornali in Italia, desideriamo precisare alcuni concetti, per non incorrere in errori ed in inutili preoccupazioni.
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I passaporti non ci sono stati sequestrati, ma sono in custodia presso il Poste de Police in quanto già timbrati; potremmo riaverli indietro in qualunque momento, se decidessimo di rientrare in Tunisia. Il motivo per cui non lo facciamo è che continuiamo a sperare di passare questa maledetta frontiera e, attraverso l'Algeria, giungere finalmente in Niger. L'obiettivo principale, ma non il solo, di questa spedizione è quello di recapitare l'ambulanza al Posto di Soccorso Primario di Tindawene. Una vita che la presenza del nostro mezzo potrebbe salvare vale più di qualunque privazione a cui ora siamo sottoposti. Siamo determinati a resistere fin tanto che non ci rimandino indietro "loro" o terminino i giorni utili a disposizione per il rientro.
La seguente precisazione è per le sempre apprensive mamme e fidanzate italiane: non siamo nè senz'acqua nè senza cibo! Ci siamo trovati in questa avventura all'inizio del nostro viaggio, quindi le scorte che avevamo portato dall'Italia, erano praticamente intatte, attingiamo a queste e talvolta veniamo riforniti dalla polizia e dalla dogana del posto di frontiera.
Purtroppo il periodo del Ramadan e la sua imminente conclusione lavorano contro di noi. Se già normalmente tutto va a rilento, in questo periodo dell'anno tutte le attivita sono inevitabilmente ridotte ulteriormente; forse se fossimo transitati in un altro momento a quest'ora saremmo già oltre la sbarra che ci divide dall'Algeria.
Vorrei inoltre sottolineare un'ultima cosa: coloro che hanno preso parte a questa spedizione, a parte Tiziana di BG, sono tutte persone con una grande esperienza d'Africa e di deserto. Quattro di loro hanno più di una volta oltrepassata questo confine e già due volte con delle ambulanze. Prima della nostra partenza nulla era stato lasciato al caso e, nel limite delle informazioni in nostro possesso, avevamo programmato tutto con il massimo margine di "rischio". Purtroppo non si può prevedere tutto.
Per passare le interminabili ore alla frontiera ci stiamo inventando un pò di tutto, dopo il decollo dell'aquilone battezzato "on attende" (in attesa) oggi abbiamo lanciato nel cielo della terra di nessuno la mongolfiera "peut être" (può darsi) che, approfittando del vento favorevole che soffia da sud verso nord, ha subito preso il volo; ci auguriamo che porti il foglio recante i nostri nomi fino ad Algeri e, inchallah, oltre!
Come nei precedenti comunicati anche in questo non possiamo fare a meno di ringraziare tutti coloro che stanno lavorando per noi da Roma ad Algeri, da Niamey a Modena.
Alla prossima....

22 ottobre 2006 h.7:00 (local time) 7 °giorno di stop

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

E' l'alba del settimo giorno, l'ultimo del Ramadan; oggi per i musulmani è un pò come da noi la vigilia di Natale. Anche al posto di frontiera il clima comincia a farsi festoso per tutti, ma non per noi. Ieri nel tardo pomeriggio abbiamo ancora una volta contatto il Primo Consigliere dell'Ambasciata Italiana ad Algeri, Stefano Soliman. Questi ci ha confermato di essere in contatto con i "vertici" dei ministeri interessati al nostro caso, ma non aver ancora ottenuto alcuna risposta. Attualmente sono due i ministeri competenti in questa buffa vicenda, quello degli Interni e quello delle Dogane. Forse anche il Ministero dei Trasporti e da domani chissà quello dello Sviluppo e delle Risorse Economiche e così abbiamo fatto il pieno. Oggi è l'ultimo giorno utile per avere il via libera da Algeri prima della festa del Ramadan; dopo dovremo aspettare fino a mercoledì prossimo per sperare ancora di partire. Purtroppo per alcuni del gruppo non sarà possibile attendere oltre e saranno costretti a fare ritorno in Italia. Infatti ricevendo il via libera oltre oggi non avrebbero il tempo materiale per percorrere gli oltre 2000 chilometri fino alla frontiera con il Niger, consegnare i veicoli e tornare indietro entro il 9 novembre, giorno in cui era previsto l'imbarco sul traghetto della Grandi Navi Veloci tra Tunisi e Genova.

Qualcuno qui in frontiera ci ha detto che il Ministro degli Esteri algerino è in Italia, speriamo che si compri qualcuno dei giornali in cui si parla di noi... magari mosso da pietà potrebbe darci una mano. Più restiamo qui e più ci rendiamo conto dell'assurdità di questa situazione. Tutti si dicono dispiaciuti a partire dal cuoco della cucina del Poste de Police fino ad arrivare ai "capi" di Dogana e Polizia, tutti sono molto comprensivi e si rendono conto dell'importanza di portare a termine la nostra spedizione in Niger... eppure noi continuiamo a rimanere qui. Inchiodati dalla burocrazia, dall'assenza di comunicazioni da parte di chi potrebbe decidere per noi.

Di certo ormai è evidente che passare dall'Algeria è sconsigliabile per chi desidera aiutare il Sahel. Sono finiti i tempi dei piccoli e grandi convogli, questo paese si sta mostrando disinteressato alle problematiche dei paesi confinanti a sud in maniera, a nostro avviso persino un pò preoccupante. Peccato che non riescano a rendersi conto che solo attraverso la collaborazione, proprio a favore dei paesi confinanti ed emergenti, percorrerebbero la via più breve per raggiungere anche la stabilità interna.

Oggi non so cosa si inventerà Mauro per tenere il gruppo impegnato e non farci cadere nella noia. Dopo l'aquilone e la mongolfiera mi aspetto di tutto persino un biplano!

Da Taleb Larbi per oggi è tutto nuove informazioni e aggiornamenti  quando avremo notizie, augurandoci che siano positive.

Buona domenica.

24 ottobre 2006 h.12:10 (local time) Bir Soltane (Il pozzo del Sultano)

Cafè Bir Soltane, incontro con M.Sadok (Tunisia)

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Il gruppo ha fatto campo presso il Cafè Bir Soltane ospiti di un amico di vecchia data, M.Sadok.
Restiamo in attesa del via libera da Algeri che ci auguriamo possa giungere tra domani e giovedì mattina. In ogni caso però ci dovremo dividere; una parte, Mauro, Rossana (Cervia), Paolo e Gabriele (Bologna) faranno rientro in Italia con la nave della compagnia Grandi Navi Veloci mentre Walter, Gioia (Sarzana) Livio (Vigevano), Luca (Modena) e probabilmente Tiziana (Bergamo) si ripresenteranno al posto di frontiera di Taleb Larbi per proseguire la spedizione verso il Niger.

La lunga attesa e le condizioni hanno cominciato a provare il gruppo ma si rimane comunque in fiduciosa attesa che la diplomazia italiana e nigerina siano riuscite ad ottenere il via libera. Da ieri anche il console algerino di Agadez dovrebbe essersi attivato attraverso i suoi canali al fine di ottenere l'autorizzazione per il nostro transito. Baba Bin Labiad, amico e guida algerina, si è detto certo che qualcosa si può ancora fare; confidiamo anche in lui e nei suoi contatti con il Ministero del Turismo algerino.

Questa sera Sadok ci preparerà una cena tipicamente tunisina tra le dune a pochi chilometri dal suo cafè. Domani faremo ancora una volta rotta verso la frontiera.

L'assenza di notizie nelle ultime 48 ore è dovuta alla totale assenza di segnale GSM e alla difficoltà di comunicare anche attraverso i telefoni satellitari di cui siamo dotati.

Nel prossimo notiziario sapremo dirvi se alla spedizione "Oltre il Sahara" sarà concesso la possibilità di proseguire, inchallah!

26 ottobre 2006 h.18:00 (local time)

Tozeur (Tunisia)

Salve a tutti coloro che, nonostante la monotonia delle ultime notizie inviate, ci seguono attraverso il nostro sito. E' merito di Alessandra e Fabrizio, della sede di Modena di BnD, se i nostri bollettini arrivano sempre, o quasi, puntuali al vostro monitor. La spedizione "Oltre il Sahara", deserto che per il momento non abbiamo ancora oltrepassato, è tutt'ora impantanata in Tunisia.
Un saluto particolare anche agli amici delle redazioni delle numerose testate giornalistiche che continuano a seguirci; ci auguriamo, a breve, di poter inviare notizie più interessanti e in modo tale da appassionare maggiormente i tanti lettori.
Lettori che attraverso gli sms inviati al numero 335 6121610 ci hanno fatto pervenire numerosi messaggi di incoraggiamento... non smettete! Ora più che mai abbiamo bisogno della vostra solidarietà.
Tra ieri e oggi, a causa di improrogabili impegni professionali, ci hanno dovuto lasciare 6 membri della spedizione. Vi avevamo già anticipato che Mauro, Rossana, Tiziana, Paolo e Gabriele, sarebbero partiti, purtroppo oggi si è arreso anche Livio che si ha aggregato agli altri, veramente dispiaciuto di poter proseguire oltre. I nostri amici, compagni di disavventura, si imbarcheranno questa sera dal porto de La Goulette (Tunisi) con la nave della Grandi Navi Veloci (un ringraziamento a tutto lo staff di GNV e in particolare al Sig. Alfredo Bruzzone per lo straordinario aiuto e collaborazione); lo sbarco è previsto per domani notte al porto di Genova.

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Ma la spedizione continua; Walter e Gioia di Sarzana e Luca Iotti di Modena attendono fiduciosi notizie da Algeri. Testardi? Si. Incoscienti? Forse... Ma a questo punto, dopo 15 giorni di attesa tornare indietro significherebbe vanificare gli sforzi dei tanti sostenitori e delle aziende che hanno creduto nel nostro progetto. Dunque restiamo o meglio come usiamo ormai da settimane dire..."on attende". Abbiamo approfittato della sosta di oggi per razionalizzare il carico dei due veicoli, fare il bucato e rinnovare la scorta d'acqua. Per fortuna nella civilissima Tunisia tutto questo è possibile.
I giorni trascorsi a Tareb Larbi, la frontiera algerina, sono ormai un lontano ricordo. Abbiamo dimenticato le giornate sotto il telone a ripararci dal sole, a cacciare le mosche e far volare, grazie a Mauro, di tutto; da colorati aquiloni a improbabili mongolfiere realizzati con materiale di recupero.
Ogni tanto Walter e io apriamo la Michelin 953 (Nord Afrique) e seguiamo con un dito il lungo nastro d'asfalto che ci divide da Tamanrasset, distante poco più di 1700 chilometri dalla nostra attuale posizione.
On attende
.
Dopo inizia la vera avventura; lasciata Tamanrasset comincia la pista desertica che ci porterà oltre il confine nigerino. Oltre 600 chilometri nel centro del Sahara. Riguadagneremo l'asfalto una volta raggiunta Arlit, la città delle miniere d'uranio. Ancora non abbiamo deciso se da qui procederemo diretti ad Agadez o se ci inoltreremo sul massiccio dell'Air. Su queste montagne l'appuntamento è con gli amici tuareg di Berger, Tewar e per finire Tindawene.
Un altro appuntamento che tenteremo di non perdere sarà quello con la comunità delle saline di Fachi alla quale consegneremo il sale donato dal Comune di Cervia.
Anche per oggi è tutto; ci dispiace di non avervi potuto ancora dare la notizia della nostra partenza, siate pazienti e... aspettate.

Luca Iotti

28 ottobre 2006 h.20:45 (local time)

Taleb Larbi posto di frontiera Tunisia-Algeria

Cos'è una frontiera? Una sbarra di ferro che interrompe la strada che stavi percorrendo, poliziotti e doganieri che ti osservano da dietro un paio di lenti scure, un passaporto pieno di timbri e decine di carte svolazzanti. Per noi la frontiera è Taleb Larbi. Ho meglio... era Taleb Larbi; perchè oggi quello che resta degli equipaggi della spedizione "Oltre il Sahara" è riuscita finalmente a passare ed entrare nel territorio algerino. Un traguardo? No, siamo solo alla partenza. Il viaggio inizia domani; abbiamo resettato i cervelli, caricato le batterie e siamo pronti a percorrere alcune migliaia di chilometri fino al vero traguardo, o meglio a una serie di traguardi che portano il nome di tutte quelle localitá dove ormai da giorni siamo attesi; Agadez, Tindawene, Tewar, Berger, Batarmatas, Nimaey e poi via verso il Burkina Faso, il Mali e ancora oltre. 
Ma andiamoci piano... siamo all'inizio. Da questa sera il tono del nostro notiziario prende una piega diversa. Dopo le attese, le illusioni e le relative disillusioni abbiamo qualcosa da raccontare.
Le procedure alla dogana tunisina non ci hanno portato via più di mezz'ora, quella algerina ci ha stupito! Probabilmente abbiamo stabilito nel corso dello stesso viaggio due record; la più lunga permanenza presso la dogana (7 giorni) e il più breve transito per la stessa (2 ore). L'accoglienza da parte delle forze dell'ordine è stata di prim'ordine. D'altra' ormai, li conoscevamo tutti per nome. Il Capo della Polizia ci ha abbracciato quello della Dogana invitato nel suo ufficio e dopo aver acceso il condizionatore ci ha offerto thè e aranciata.  Subito dopo il posto di frontiera la prima piacevole sorpresa il gasolio viene venduto a 0,15 centesimi di euro al litro, facciamo il pieno. Il prossimo sará a Ouargla ( 380 km ) dove contiamo di arrivare domani. La sveglia è per le 4:30 alle 5.00 vorremmo giá essere in viaggio. Trascorreremo questa prima notte in Algeria nei pressi della caserma della Gendarmeria, ci hanno detto per ragioni di sicurezza.
Le decine e decine di sms che ci avete mandato hanno rincuorato il team nei giorni di attesa e a nostro parere sono state ben auguranti per il proseguimento del viaggio.
Continuate a seguirci, faremo di tutto, attraverso questo notiziario, per trasmettervi le nostre sensazioni ed emozioni... oltre il Sahara!

Grazie a tutti voi.
Luca Iotti

29 ottobre 2006 h.23:20 (local time) 1 ° tappa

El Meenia (El Golea) (Algeria)

Questa mattina la sveglia era prevista intorno alle 5.00 per consentirci di essere in marcia prima che sorgesse il sole, in modo da approfittare delle ore più fresche del giorno. Invece verso le 4:30 eravamo tutti svegli e di lì a poco pronti a partire... merito della tensione accumulata in tanti giorni? Desiderio di lasciare Taleb Larbi al più presto? Niente di tutto questo!
Dobbiamo ringraziare il muezzin della moschea che si trova a lato del campo dove abbiamo dormito stanotte;con i suoi canonici tre "Allah Aukbar" a tutto volume ci ha strappato dai nostri sogni e riportati bruscamente alla realtà. Il mio primo pensiero è stato... "Siamo passati veramente?" Aprendo il portellone dell'Iveco dentro cui dormo ho visto in lontananza i fari di Taleb Larbi... eravamo dall'altra parte della frontiera!
Siamo partiti prima dell'alba e iIl sole ci ha colto presso Hassi Khalifa, mentre attraversavamo la cittadina che si stava via via svegliando; le strade cominciavano a riempirsi di bambini diretti a scuola e uomini in attesa su marciapiedi. Nelle prime ore di marcia l'impianto di riscaldamento dell'Iveco ha dovuto fare gli straordinari; fuori la temperatura aveva veramente poco di africano.

Abbiamo oltrepassato prima El Oued e molti chilometri dopo la città di Ouargla. Prima di raggiungere El Meenia (già El Golea) abbiamo esaurito le oltre 10 fotocopie della lettera di transito, dell'invito e dei passaporti che ci eravamo procurati in una copisteria prima di partire da Tozeur. Ciò significa che da questa mattina ad ora abbiamo attraversato oltre 10 posti di controllo.
Il più ostico è stato quello presso un bivio, oltre la strada principale era possibile anche accedere a una traversa che conduce a una zona petrolifera. Decine di militari appartenenti a polizia e gendarmeria armati come prima di un assalto, fermavano tutti i veicoli in transito e controllavano minuziosamente documenti e carico. Mentre all'orizzonte si levava il fumo nero dei pozzi petroliferi, un elicottero sorvolava la zona.
Fortunatamente la nostra guida/accompagnatore algerina, Baba Bin Labiad, è un ex gendarme e in più di un occasione ha trovato dei vecchi compagni d'arme, che ci hanno permesso di transitare rapidamente pur effetuando le verifiche necessarie. A tutti i posti di blocco i gendarmi sono sempre molto cordiali, sistemano la cinghia del mitragliatore sulla spalla, portano la mano al capo, salutano prima in arabo poi in francese con grandi sorrisi e si appoggiano alla portiera; quello è il momento in cui la canna dei loro kalashnikov si trova a pochi centimetri dal mio ginocchio; separato solo da pochi millimetri di lamiera...

Il paesaggio oggi è stato finalmente vario. Ci eravamo abituati, nostro malgrado, al piatto lago salato tunisino (Chott el Djerid) e al massimo a un paio di colline in lontananza. Oggi invece abbiamo percorso almeno duecento chilometri di hammada (deserto pietroso), valicato alcune basse colline e djebel (montagne) e attraversato vasti erg (dune di sabbia). Poco prima di arrivare nella città da cui vi scrivo, ampi tratti d'asfalto erano stati ricoperti dalla sabbia proveniente dalle dune circostanti.

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La città in questione si chiama El Meenia più conosciuta come El Golea, che è anche il nome del pozzo principale dell'area. Da quando si è incominciato a imbottigliare l'acqua di questo pozzo e l'azienda porta appunto il nome di El Golea si è pensato di rinominare la cittàcon il nome dello ksar (castello) che domina le alture circostanti.

L'impossibilità di ascoltare musica a bordo dell'Iveco, a causa dell'assenza di una radio (maledetto Rino!), oggi è stata brillantemente alleviata da Baba che dopo avermi fatto sentire tutte le suonerie del suo telefonino, ha chiesto, prima di sentire quelle del mio e poi anche quelle del satellitare. Insoddisfatto di ciò,a partire dal primo pomeriggio, mi ha deliziato di canti popolari algerini da lui rivisti e interpretati. Una bustina di Aulin è stata l'unica cosa che avrei mandato giù volentieri a cena.
Quella di oggi è stata una tappa piuttosto lunga, probabilmente la più lunga o almeno lo speriamo. Quasi 800 chilometri . Calcolando che non voglio, ma nemmeno posso, spingere l'Iveco oltre gli 80 km/h , abbiamo passato oltre 10 posti di controllo e ci siamo dovuti fermare due volte a fare carburante; potete ben immaginare la stanchezza che ora ci ha letteralmente assalito.

L'appuntamento è per domani, cercheremo di raggiungere le Gole di Arak dove monteremo il campo.

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30 ottobre 2006 h.23:20 (local time) 2 ° tappa

Gole di Arak (Algeria)

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(NdR: nessuna mail pervenuta a causa di problemi nelle connessioni - Da sms possiamo dire che la spedizione ha raggiunto le Gole di Arak dove ha sostato per la notte; ieri sera era una bellissima notte stellata, che ha regalato molte stelle cadenti)

31 ottobre 2006 h.23:20 (local time) 3 ° tappa

Tamanraset (Algeria)

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(NdR: Continuano ad esserci dei problemi nelle comunicazioni via internet, quindi non è possibile riportare una testimonianza diretta. La spedizione è arrivata a Tamaraset dopo oltre 1700 km percorsi in soli 2 giorni; sono tutti molto stanchi e hanno davanti a loro altri 500 km di deserto. Per questo motivo domani sosteranno in città, allo scopo di riposare e fare controllare i mezzi, prima di affrontare la pista.
Questa sera mentre in Italia si usciva per festeggiare Halloween, Luca era in un internet cafè che lottava per riuscire ad inviare mail e foto, purtroppo senza riuscire a collegare il proprio pc a quello algerino.. Ingenuamente gli ho chiesto se non poteva scrivere direttamente 2 righe, senza necessariamente utlizzare quello che aveva già scritto sul suo portatile.. avevo dimenticato un piccolo problema: la tastiere è in arabo!
Una piccola precisazione, l'ambulanza è tornata indietro, ma il furgone su cui viaggia Luca è destinato al Burkina Faso ed è stato caricato di tutto il materiare che doveva essere consegnato, quindi, la "sosta" a Taleb Labri non ha compromesso completamente la spedizione

Allo scader del giorno arrivano in differita alcune mail... )

 

Domani 1 novembre, Festa Nazionale in Algeria e anche noi faremo festa con una giornata di meritato riposo. Resteremo a Tamanrasset per i lavoretti alle macchine e forse ci concederemo un piccolo giro sull'Assekerem al eremo di Padre Focault. Noleggeremo un 4x4 locale per non sottoporre i nostri mezzi a un inutile sforzo.. e poi chi ha voglia di guidare? Probabilemente come già successo oggi troveremo delle famiglie tuareg e chissà che tra i nostri bagagli non ci sia qualcosa per i bambini?

1 novembre 2006 h.23:20 (local time) 3 ° tappa

Tamanraset (Algeria)

Strade e piste: Dalla nostra partenza da Taleb Larbi abbiamo percorso oltre 1700 chilometri attraversando buona parte dell'Algeria da nord a sud. Le strade sono in buone se non addirittura in ottime condizioni. Abbiamo potuto riempire serbatoi e taniche solo presso le città perchè fuori da queste non vi è nulla, tanto meno delle stazioni di servizio. Il traffico si è fatto via via sempre più assente e addirittura da In Salah in poi, abbiamo incrociato solo pochi camion e qualche pulmino. Le strade sono peggiorate circa 50 chilometri prima delle Gole di Arak, sono cominciate a comparire dapprima piccole buche, che sono diventate via via sempre più grandi e profonde. Poco prima del posto di polizia di Arak le buche si sono trasformate in voragini, che ci hanno costretto a ridurre la velocità fino a 20km/h. Da Arak a Tamanrasset la strada è stata così brutta che per lunghi tratti abbiamo preferito costeggiarla e procedere su piste parallele.  

Mezzi: Al momento non possiamo veramente segnalare alcun problema. Nonostante le profonde buche e le temperature elevate, entrambi i veicoli procedono senza accusare disturbi. Domani il portellone del Toyota di Walter verrà riparato (fa fatica a chiudersi) e provvederemo a sostituire l'olio motore nell'Iveco.

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Paesaggi: Qui sono proprio in difficoltà! Come descrivere questo immenso paese e il suo smisurato deserto? Il colore della sabbia varia dal rosso scuro al tramonto passando al bianco abbagliante a mezzogiorno, le dune spesso si aggrappano alle montagne. Queste assumono tutte le forme possibili a panettone, a punta, piatte sopra e stratificate, un paradiso per i geologi! Attraversiamo oued sabbiosi, rigogliosi di tamerici, palme e acacie, che ti proiettano uin un mondo che sembra non aver nulla a che fare con i cento chilometri di nulla che ti sei appena lasciato alle spalle.  

Polizia, Gendarmeria, Esercito popolare: Ancora frequenti i controlli delle autorità. La domanda che mi pongo ogni volta che un tutore dell'ordine esamina il mio passaporto, la lettera d'invito, la dichiarazione sull'onore di Baba (con tanto di impronta digitale) è "Come pensate che saremmo arrivati fino a qui se non avessimo le carte in regola?!" Mi tengo la domanda per me e continuiamo ad andare avanti. Comincio a pensare però, che dietro a tanti controlli, ci sia principalmente la curiosità di sapere chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e cosa trasportiamo... un fiorino!! Comunque è doveroso sottolineare che tutti sono sempre molto cordiali e gentili, oltre che estremamente professionali.  

Baba: La nostra guida algerina continua a deliziarmi con canzoni dal suo repertorio nord africano. Tra un brano e l'altro si accende una sigaretta.  

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Oggi la giornata non è stata per nulla di riposo come speravamo!Infatti abbiamo sfruttato la giornata di sosta per un escursione, mordi e fuggi, sulle montagne dell'Hoggar. Questa catena montuosa è una delle più suggestive dell'Africa e non ha niente da invidiare, se non gli impianti di risalita, alle nostre dolomiti. Nel corso del lungo trasferimento verso l'eremo di Padre Foucalt abbiamo avuto il piacere di sostare presso un campo di allevatori nomadi tuareg. Per i più piccoli abbiamo portato cibo e per le madri saponette. Abbiamo lasciato anche disinfettanti, garze, bende e cerotti. Avremmo potuto fare di più, ma come sapete buona parte del materiale lo abbiamo dovuto "abbandonare" in Tunisia. Hai bambini abbiamo potuto regalare qualche genere di conformo come vestitini e cibo. L'accoglienza è stata, come sempre in Africa, delle migliori. Dapprima intimiditi dai nostri apparecchi fotografici hanno poi cominciato ad apprezzare farsi fotografare potendosi sucessivamente vedere nel display dell'apparecchio. Siamo rientrati quando ormai era notte; non tutti i mali vengono per nuocere. La fila di auto alla stazione di servizio (ce ne sono solo tre in una città come Tamanrasset che conta circa 150.000 abitanti) si era esaurita. Abbiamo anche provveduto a sostituire l'olio motore nell'Iveco.
Domani ci aspetta la lunga traversata del deserto. Inchallah lasceremo l'Algeria per entrare, finalmente, in Niger. Il prossimo appuntamento è dalla città di Agadez.

2 novembre 2006 h.19:30 (local time) 4 ° tappa

Arlit (Niger)

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(NdR: Da quando la spedizione è partita da Tamanraset le comunicazioni sono state brevi e sporadiche, vi posso solo dire che stamattina alle 9 erano ufficialmente in Niger!
Hanno percorso, per arrivare ad Arlit, 680 km di deserto; in alcuni momenti c'era così tanta sabbia sulla pista che il furgone, non essendo attrezzato come un fuori strada, faceva fatica ad avanzare. All'arrivo al posto di frontiera tra Algeria e Niger c'era qualche preoccupazione, visti i trascorsi, in realtà la traversata del post front a Guazzam non ha dato problemi e lo stesso dicasi per quello di Assamaka in Niger.

Nel pomeriggio la spedizione era forzatamente costretta ad una sosta nel deserto, con tanta di scorta armata, mentre si svolgono tutte le formalità doganali, per le persone e i mezzi, in particolare il furgone.
Da adesso in avanti si riprende fortunatamente la strada asfaltata, la pista ha provato molto le gomme del furgone, che prima di ripartire dovranno essere riparate o sostituire.

Il morale è alto, ma la stanchezza è tanta; considerando il numero di km che hanno macinato in così pochi giorni, la situazione è decisamente positiva!)

Siamo partiti intorno alle 6 quando il sole non è ancora sorto e il cielo si tinge di rosso. I poliziotti del posto di controllo all'uscita della città, insonnoliti, non ci hanno prestato la benchè minima attenzione. Abbiamo subito imboccato la pista per In Guezzam lunga circa 400 chilometri. Questa era considerata la "bestia nera" del nostro lungo viaggio. Sorprendentemente non abbiamo invece avuto grosse difficoltà e solo in poche occasioni abbiamo avuto la necessità di inserire la trazione integrale nell'Iveco. Il percorso si snoda tra basse colline sassose all'interno del oued Lahouni. Abbiamo piacevolmente scoperto che gi ultimi 100 chilometri sono stati da poco asfaltati. Si prevede entro la metà del 2007 di completare tutto il tratto da Tamanrassete a In Guezzam. Per tutta la giornata ci lasciamo alle spalle decine e decine di auto ormai ridotte a rottami arrugginiti muti testimoni del passaggio di turisti, contrabbandieri, mercanti e immigrati. Carcasse di ferro senza più nulla della carrozzeria e telai di camion; si potrebbe percorrere questo lungo tratto di pista passando da un mezzo all'altro senza perdersi. Tutti puntano verso In Guezzam. Qui dopo gli ormai soliti, e inevitabili, controlli di sicurezza abbiamo avuto la sgradevole notizia che il carburante era razionato (cosa incredibile se si pensa che l'Algeria è uno dei principali paesi in cui si estrae petrolio!). Per fortuna che a Tamarrasett avevamo riempito tutto, anche qualche bottiglia d'acqua vuota. Siamo ripartiti per gli oltre 15 chilometri che ci separavano dal posto di frontiera. Su questo breve tratto ho veramente temuto di non poter andare oltre.
L'Iveco continuava a piantarsi e solo dopo diversi tentativi sono riuscito a raggiungere il posto di frontiera (h.14.00). formalità d'uscita incredibilmente rapide, meno di un ora, e poi il dubbio... "Cosa facciamo? Proseguiamo o rimandiamo a domani mattina quando la sabbia ha una maggior consistenza?" Decidiamo di partire. E la scelta è quella giusta! Le poche decine di chilometri, della terra di nessuno, che ci dividono dal Niger vengono letteralmente bruciati. Passando da una balise all'altra arriviamo al posto di frontiera di Assamaka. Arrivati al posto di frontiera veniamo sballottati da una casupola di fango all'altra. Qui la polizia, la gendarmeria, l'ufficio assicurazioni. il cambiavalute e la dogana. Il clima è diversissimo da quello dell'Algeria. Tanta cordialità e qualche richiesta di "mancia". Mentre sono all'ufficio dell'assicurazione si materializza un gigante baffuto con indosso una divisa verde oliva, ci sorride; è Oumar Cissè, la nostra scorta per Agadez. Oumar, fratello di Sidi, l'amico tuareg che vive a Roma, è una guardia forestale del Niger di stanza a Niamey. Ci attende ad Assamaka da oltre 15 giorni, anche lui impantanato dalle nostre tribolazioni algerine.

Mentre il sole tramonta ci invita a metterci in marcia... "Ma non è pericoloso?" chiediamo timorosi. "Pericoloso di cosa" ci risponde leggermente accigliato. "Bè ci è stato sconsigliato di percorrere questo tratto di deserto di notte e partendo adesso arriveremo ad Arlit a notte fonda"... Oumar inserisce il caricatore nel fucile mitragliatore che porta sulla spalla destra e con un sorriso alla Clint Eastwood risponde "Mentont ce pa dangerous" e si incammina verso i nostri veicoli. Lo seguiamo fiduciosi. Alle ore 22.00 sfiancati dalle oltre 15 ore di guida praticamente ininterrotta ci fermiamo a 80 km da Arlit. Distrutti dalla fatica ci addormentiamo dopo aver consumato un pasto a base di scatolette

3 novembre 2006 h.19:30 (local time) 5° tappa

Agadez (Niger)

All'alba è inevitabilmente Ouamr a svegliare tutti, compreso il giovane ciadiano raccolto ad Assamaka e diretto a N'dyamena capitale del Ciad, che infreddoliti dai rigori della notte nel deserto si è rifugiato nell'auto di Walter tentando inutilmente di far scendere Dakla il cane mascotte della spedizione. Anche ad Arlit controllo dei documenti e variazione del carnet per l'Iveco alla dogana. Grazie a Ouamr che sembra conoscere tutti riusciamo a sbrigarcela in fretta e partire per gli "ultimi" 240 chilometri fino ad Agadez che raggiungiamo mentre i numerosi muezzin alzano al cielo, dai loro minareti, i loro strazianti inviti alla preghiera. Momento magico. D'obbligo una birra fresca sul tetto dell'hotel de l'Air.

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4 novembre 2006 6 ° tappa

Tindawene (Niger)

a Dopo aver trascorso la giornata a sistemare il carico, frullato dalle piste, e acquistato l'acqua necessaria partiamo alla volta di Tindawene che raggiungiamo solo con il buio. Sulla pista diamo alcuni passaggi ad agricoltori che tornano a casa. Saputo che il mezzo su cui li carichiamo è l'ambulanza donata da Bambini nel Deserto al Centro di Sanità di Tindawene tutti ci confermano ciò che già sapevamo. L'infermiere di Tindawene Buba Cissè (fratello di Sidi e di Oumar) è oltre a un ottimo infermiere anche un uomo di grande cuore sempre pronto a partire con al sua piccola moto per andare a prestare soccorso e aiuto. Lo stesso ci viene detto dall'infermiere maggiori di Atri che invitiamo il giorno successivo alla festa di consegna del mezzo alla comunità.

5 novembre 2006 6 ° tappa

Tindawene (Niger)

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Alla mattina per prima cosa mettiamo in volo "on attende" l'aquilone che aveva volteggiato sulla frontiera tunisino algerina riprende il cielo tra lo stupore di tutti, noi per primi. I bambini di Tindawene sono entusiasti e li lasciamo ben volentieri destreggiarsi con il simbolo di questa nostra avventura. Poi cominciano ad arrivare uomini e donne presso il Centro di Sanità per dare il benvenuto alla spedizione e alla loro ambulanza.
La festa è grande! Musica prodotta abilmente dagli uomini, cori di donne e danze fanno da contorno all'evento. Tutta Tindawene è in festa, si fa la coda per "ammirare" l'ambulanza e l'interno che, pur non essendo attrezzata per il trasporto di malati, riscuote l'interesse e l'entusiasmo di tutti. Le donne sono particolarmente felici alla notizia che, inchallah, prossimamente arriverà una dottoressa ginecologa al villaggio dall'Italia. Trascorriamo il resto della giornata visitando il Centro di Sanità, che dal 2004 a oggi si è ingrandito, la scuola anch'essa in piena attività grazie alla nuova aula finanziata dalla Centrum di Carpi, il refettorio/mensa/magazzino e alloggio finanziato al grazie alla raccolta fondi dei parenti e dagli amici di Luisa e per finire il, a dir poco meraviglioso orto scolastico che ci ha veramente impressionato tutti.
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Grazie al pozzo costruito e alle sementi portate dall'Italia la gente di Tindawene ha letteralmente strappato una porzione di terreno al deserto e l'ha trasformata in un paradiso. Qui ci vengono donati ortaggi (cetrioli, insalata e delle squisite cipolle) che consumiamo insieme agli amici tuareg di Tindawene nel refettorio della scuola. A metà pomeriggio riprendiamo la pista per Agadez. Si conclude questa meravigliosa giornata di cui siamo stati i fortunati partecipanti, ma che è stata resa possibile grazie all'aiuto delle aziende e dei tanti sostenitori che come noi ci hanno creduto.

La missione è compiuta (1a parte) ma la spedizione va avanti!

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6 novembre 2006 6 ° tappa

Tindawene (Niger)

Oggi quello che restava del gruppo originario della spedizione "Oltre il Sahara" si è separato. Walter, Gioia e il loro cane Dakla sono partiti alla volta di Niamey; da qui passando prima dal Burkina, poi dal Mali arriveranno in Mauritania per cominciare i lavori relativi all'infermeria di Maaden e valutare in che modo la nostra organizzazione possa offrire un contributo per lo sviluppo economico del villaggio.
Io sono tornato a Tindawene con Bouba l'infermiere. E' stata anche l'occasione per lui per prendere confidenza con la guida dell'Iveco. Prima di raggiungere il villaggio ci siamo concessi una sosta ad Tamat dove si è tenuta l'annuale gara di cammelli. L'ambiente era surreale; tuareg cavalcavano nel vento brandendo le loro lunghe takuba (spade). Ho avuto il piacere e l'onore di essere ospitato nella tenda di un personaggio unico. Akhmed Wadei un tempo comandante della guerriglia, ora a capo di un'associazione per lo sviluppo della zona in cui ci trovavamo.
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Mi ha parlato di cosa si propone di fare per quest'immensa area desertica, ora che le armi sono state deposte. Incredibilmente ha affermato che il primo vero progresso per i tuareg sarà quello che avverrà dentro alla loro testa e che risulta evidente la necessità di lavorare direttamente con i villaggi e le comunità. Ci siamo ripromessi di rincontrarci presto, forse a dicembre, e insieme valutare un progetto di autosostentamento alimentare per la zona.
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Raggiunta Tindawene ho lasciato Bouba al suo lavoro e mi sono incontrato con altre personalità del luogo davanti a un fumante piatto di riso e montone. Nel pomeriggio Bouba mi ha invitato a seguirlo nel suo lavoro quotidiano nell'infermeria dove mi sono scontrato per l'ennesima volta in ciò che significa malnutrizione. Domani è prevista l'inaugurazione della scuola di Berger finanziata dalla Spazio di Torino e al pozzo di Lorenzo. Da qui mi recherò a Tewar per conoscere il nuovo direttore della nostra prima scuola in Niger e valutare la situazione. Successivamente mi dirigerò verso Batarmatas per dare un occhiata a un ennesimo villaggio che necessita di una scuola.
Il rientro ad Agadez è previsto per giovedì, ma la sosta sarà breve; il rappresentante di Fachi, oasi nel Tenerè dovrebbe avermi procurato un mezzo con il quale partirò verso le saline. Conto di aggiornare voi tutti entro la fine di questa settimana.

Alla prossima. Luca Iotti

9 novembre 2006

Agadez

(NdR: continuo a farmi portavoce delle novità "africane" in attesa dei commenti diretti e possibilmente anche delle testimonianze fotografiche!
La spedizione ha stentato a partire, ma adesso non possiamo che dire che sta andando a gonfie vele. Ieri sera ho ricevuto una telefonata da Luca, rientrato ad Agadez che mi ha aggiornato sugli ultimi spostamenti: dopo i festeggiamenti di Tindawene, si è spostato a Berger, per l'inaugurazione della scuola, a Batarmatas, per verificare la fattibilità di un progetto da realizzare, e a Tewart, per supervisionare la situazione della scuola che abbiamo realizzato - Vedi a lato foto di qualche anno fa.

 

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Oggi in serata è previsto l'arrivo a Fachi per il gemellaggio del Sale con la città di Cervia. Dico è previsto perchè stamattina il gruppo è partito in ritardo di 4 ore, perchè proprio oggi è nato il figlio del rappresentante di Fachi; inoltre era prevista una scorta armata, che si è ridotta da 4 a 1 militare, cosa che non comporterà, speriamo, problemi, ma che ha ulteriormente ritardato la partenza
)
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Batarmatass

Questi ultimi due giorni sono stati tanto intensi quanto ricchi di soddisfazioni.
Sono partito ieri mattina all'alba con Ousmane Kato della ONG AFAA, l'organizzazione nigerina alla quale da oltre tre anni ci affidiamo per quanto concerne i progetti relativi alle montagne dell'Air.
La prima tappa è stata la comunità di Batarmatas; qui ho avuto il piacere di conoscere il responsabile della locale associazione per lo sviluppo del villaggio, Mohamed Amoumun. La sua associazione ha richiesto il nostro aiuto perchè l'attuale scuola non è più in grado di far fronte al numero degli allievi, che fortunatamente, è molto aumentato negli ultimi anni; abbiamo dunque discusso della possibilità di ampliare la struttura scolastica, ma non solo. Alla fine le necessità che sono emerse richiederebbero la realizzazione di una seconda classe, di un nuovo magazzino per il cibo (quello realizzato in banco è sul punto di crollare), delle toilette, di un refettorio, di due dormitori per i bambini che vengono da lontano, e successivamente, degli alloggi per gli insegnanti.
Purtroppo al momento attuale la collaborazione da parte del villaggio è scarsa. Ho detto al Sig. Amoumum che deve riunire la gente del villaggio e che se questa vuole veramente una struttura proporzionata alle necessità, attuali e future, dovranno collaborare nella realizzazione della stessa, raccogliendo la sabbia necessaria per impastare il cemento, le pietre per le fondamenta e produrre i mattoni di banco (fango e paglia) che verranno successivamente intonacati.
Se non ci sarà una chiara ed evidente collaborazione non potremo assumerci l'onere di ricercare i fondi ; in caso contrario, se la popolazione si renderà disponibile a lavorare gratuitamente all'opera e sottoscriverà questa intenzione con un documento scritto, BnD si attiverà per raccogliere i fondi necessari.

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Tewar

uccessivamente a Batarmatas ci siamo recati a Tewar, il primo progetto realizzato da BnD in Niger.
Qui abbiamo trovato le strutture realizzate in ottimo stato, se si escludono le due porte d'accesso divelte dal vento. La popolazione ha detto che provvederà a sistemarle.
Per questa scuola possiamo da oggi contare sulla presenza del nuovo direttore e maestro M.Hassan Yachi di 44 anni etnia Haussa originario di Maradi che va a sostituire il precedente M.Talli. Nel lungo incontro che abbiamo avuto il maestro ci ha dato l'impressione di essere molto determinato a portare avanti nel migliore dei modi il nostro progetto.

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Le lezioni cominceranno il 15 novembre con l'arrivo del secondo maestro.
Ci ha assicurato che all'arrivo della prossima spedizione di BnD in Niger, prevista per la metà di dicembre, saranno stati piantati gli alberi nel cortile della scuola e chiarificato il ruolo dell'orto scolastico.
A proposito di questo dobbiamo segnalare che quest'anno sono stati prodotti 90 sacchi da 50kg di cipolle, che sono poi stati venduti al mercato di Agadez. Con i fondi raccolti si provvederà ad acquistare il cibo per la mensa scolastica; da una prima analisi, grazie all'ottimo raccolto, possiamo prevedere che per tutto l'anno scolastico potremo garantire ai "nostri" bambini di Tewar i tre pasti al giorno che ci eravamo ripromessi nel 2004.
Abbiamo preso contato anche con l'infermiere del Centro di Sanità di Tewar che ci ha fornito una lunga lista dei suoi bisogni per poter garantire il funzionamento dell'infermeria.

Berger

Terminata la visita a Tewar ci siamo recati a Berger, l'ultima scuola realizzata da BnD, grazie al contributo di Spazio Torino. Le strutture (due classi, un refettorio, una cucina, un alloggio per un insegnante, due dormitori e il magazzino) sono ormai completati.
Il capo cantiere ci ha assicurato che se non ci saranno ritardi con la consegna, da parte del fabbro, di porte e finestre, che dovrebbe avvenire entro la fine del mese, riuscirà a consegnare la struttura entro la metà di gennaio.
Purtroppo, per sua stessa ammissione, i lavori non si sono potuti completare nei tempi previsti a causa del Ramadan e della raccolta nei campi delle cipolle, che hanno fatto venire a meno buona parte della forza lavoro.
Per il momento le lezioni per i bambini si svolgono comunque regolarmente utilizzando una vecchia struttura in banco e una tettoia.
Abbiamo visitato anche il pozzo realizzato grazie all'amico Marco di Torino, che verrà completato nei prossimi giorni. Il villaggio ha già provveduto a realizzare il griage (protezione dell'orto dagli animali costruito utilizzando rami d'acacia spinosa) ed è stato individuato nel villaggio l'uomo che si occuperà, insieme ai bambini della scuola, del funzionamento dell'orto.

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Ci sono state inoltre richieste sementi italiane e la consulenza di un agronomo.
Nel corso del trasferimento da Batarmatas e Tewar ho trovato sulla pista tre veicoli, il primo dei quali condotto da una vecchia conoscenza di BnD, Chafirou. Abbiamo parlato a lungo e mi ha rinnovato la richiesta d'aiuto a favore del suo villaggio in cui manca l'acqua.
Abbiamo saputo che il lavoro a un pozzo che avevamo finanziato è stato interrotto da un crollo che, per fortuna, non ha causato vittime. I veicoli incrociati trasportavano un gruppo di turisti italiani che fanno capo agli amici di Itinerari Africani ed erano stati in visita al progetto di Dabaga.
Ancora più sorprendente è stato scoprire che queste persone conoscono Bambini nel Deserto attraverso gli amici di Pinerolo Claudio e Daniela, responsabili del progetto di Boumdeit in Mauritania e là impegnati proprio in questi giorni.Abbiamo quindi fatto ritorno ad Agadez dove ho incontrato il responsabile sanitario del distretto di Tchrozerine il Dott.Alassane Aboubacar. Anche questi ha provveduto, dietro nostro invito, a fornirci una lista del materiale necessario per i vari centri di primo soccorso sparsi nella zona desertica di sua competenza.
Anche per oggi è tutto dal Niger.

Ringrazio tutti coloro che continuano a mandare sms e in particolare a: Roberta, Nadia, Alessandro e "Melilla", Sergio, Stefania, Enrico e Paolo, Massimo di Vicenza e Massimo di Reggio Emilia... e ancora Donatella, Giuseppe, Alessandra, Maria, Ibraimh di Merzouga, Baba e Karim dal Burkina e tutti gli altri che ho dimenticato!

La partenza era prevista poco prima dell'alba, ma nel corso della notte la figlia di Charou
Tchagam Naka, il rappresentante di Fachi ad Agadez che mi doveva accompagnare all'oasi, ha deciso che era ora di partorire. Così tra una cosa e l'altra non siamo potuti partire prima
delle nove. C'est l'Afrique!
Il mezzo messo a disposizione è un Toyota 78 prestato al comune di Fachi da quello di Bilma. Viaggiamo in 9 persone più l'autista e la scorta.
Fino all'albero del Tenerè, che dista 250 km circa da Agadez, niente di particolare.
La pista è velocissima e troviamo numerse azalai (carovane) dirette alle saline. Dall'albero del Tenerè in poi comincia il deserto con la D maiuscola. Me ne rendo conto quando Atri scendere per ridurre la pressione dei pneumatici. Dobbiamo valicare alti cordoni di dune che ci sbarrano il passaggio. Il Toyota arranca su per queste per poi discenderne, sprofondando a volte fino ai mozzi. Atri, l'autista, da in più di un occasione una dimostrazione inequivocabile della sua grande competenza.
Mi fa notare, prima di giungervi, qual'è la sabbia che tiene e quella in cui si sprofonderà. La differenza è sottile, minima; un increspatura della sabbia, una impercettibile variazione del suo colore o la presenza o meno di ghiaia, ci segnalano per tempo ciò che ci aspetta. I 4200 centimetri cubici del Toyota vengono sfruttati tutti per affrontare un largo plateau di fesh fesh, la temibilissima sabbia che ha la consistenza del borotalco. Ne usciamo a fatica, ma senza mai fermarci.

 

9-10 novembre 2006

Fachi

Arriviamo a Fachi intorno alle cinque e mezzo. L'oasi ci appare in tutto il suo splendore: circondata a nord ovest da alte montagne e con un maestoso palmeto che, nei pressi del centro abitato va sempre più diradandosi verso est. Sarà il lungo percorso, la sabbia rovente o la polvere che abbiamo respirato per tutto il giorno, ma arrivati a Fachi siamo
tutti molto euforici.
Subito vengo portato al cospetto del Sultano che avevo già conosciuto nel corso della spedizione del 2004 quando eravamo stati suoi ospiti. Si ricorda di me e del gruppo che mi accompagnava. La prima mezz'ora se ne va tra saluti e convenevoli.


Quello che segue non è che un breve estratto, ma comunque significativo della tradizionale
ospitalità e cortesia di chi abita il deserto.

Sultano- "Come stai?"
Io- "Bene e tu?"
Sultano- "Bene, grazie. Amdullilah!"
Sultano- "... e il viaggio?"
Io- "Faticoso, ma ne è valsa la pena; è bello essere di nuovo a Fachi"
Sultano- "grazie per noi è un piacere che tu sia tornato. Ma dimmi come sta la tua famiglia?"
Io- "Bene, grazie e la tua?"
Sultano- "Bene! Amdulillah! E i tuoi animali come stanno?"
Io- "Bene grazie. Quest'anno è piovuto molto nel mio paese..."

 

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Oltre al Sultano sono presenti alcuni anziani che mi vengono via via presentati e con i quali
proseguiamo la litania di saluti e auguri, seguiti sempre alla fine da un fragoroso "Amdulillah!" sia ringraziato Allah!

Spiego le ragioni del mio ritorno a Fachi quale emissario del Comune di Cervia per fare dono a Fachi del sale prodotto in Romagna. Tutti i presenti cominciano a pormi delle domande su come viene estratto il sale nella città di Cervia. Per fortuna che qualche giorno prima mi ero documentato leggendo uno dei due libri che il sindaco di Cervia ci ha pregato di portare con noi e donarli insieme al sale.
Il Sultano mi invita a far visita al sindaco della città il quale riceverà il sale che ho portato
a nome di tutta la popolazione di Fachi.
La cittadina conta oltre 6000 abitanti. L'etnia prevalente è quella dei Beri Beri e dei Tubu.
Si riconoscono facilmente perchè gli uomini, rispetto ai tuareg indossano un turbante meno vistoso dei loro vicini, dicono perchè "Noi lavoriamo e non andiamo in giro a pavoneggiarci".
Le donne portano, come ho già visto in India, un anellino sulla narice destra e non usano coprirsi il volto nonostante qui venga praticato l'Islam.I tubu al contrario dei tuareg non usano coprirsi il volto; loro dicono che lo fanno perchè non hanno nessun motivo per nascondersi... è evidente che tra le due etnie rimane ancora tanta diffidenza motivata da secoli di scontri, razzie e vendette trasversali. Ora vivono in pace e commerciano traendo però magri profitti. Fuori da Fachi è appena giunta una carovana tuareg partita nove giorni prima da Agadez tutti accorrono per vendere o barattare qualcosa.L'azalai mi dicono che è partita nove giorni prima e sono qui per caricare il sale e i datteri.

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Arrivo all'hotel del la Ville, il comune. Più che un ufficio pubblico sembra un magazzino che sorge tra la sabbia che si è accumulata sui lati. All'interno mi viene presentato il Sindaco Aba Oumar Soule Agimi. Parla un francese impeccabile ed è di un cordialità estrema. Spiego anche a lui la ragione della mia visita. Si dice molto onorato e compiaciuto che alla sua città sia andato il pensiero di Cervia. Mi invita ad andarmi a riposare in una casa che mi è sarà messa a disposizione dalla comunità.
Trascorro la serata seduto sulla stuoia che per questa notte sarà anche il mio letto. Alla luce di una lampada a petrolio in compagnia dell'autista, del referente per Fachi ad Agadez e di altre persone che nel corso della serata vengono a salutarmi e a dare un occhiata ai pacchetti di sale. Piacevolissimi momenti in cui mi si racconta di quando Fachi era una città molto più vivace di ora, prima dell'arrivo dei francesi.
Adesso, mezza sepolta dalla sabbia e con gli abitanti che cercano appena è possibile di partire non è che uno spettro di ciò che era. La migliore testimonianza del suo passato fiero e combattivo è data dallo Ksar (Castello) che sorge al centro della città. E' l'ultima fortezza del deserto; quelle di Bilma e di Dirkou sono da tempo orlai degli ammassi di rovine.
Costruito in banco (mattoni di fango) ogni anno durante la stagione delle piogge si sgretola
sempre più; ancora una decina d'anni e di questa monumentale opera non ne resterà che un ammasso informe di argilla levigata dall'acqua e dal vento.

Nel corso della serata, tra un piatto di capretto e un sorso di sciaì (thè) mi viene presentato
tra gli altri anche un "salinaro" un uomo che mi racconta del suo lavoro, delle sue fatiche,
delle sue tribolazioni per estrarre il sale e permettere alla sua vasta famiglia, due donne e
nove bambini, di tirare avanti. Nove figli? Complimenti sono tanti.
Sarebbero ancora di più se quattro non fossero morti, mi risponde abbassando lo sguardo.
La sveglia è poco dopo l'alba, la schiena è a pezzi. Ho dimenticato la brandina nell'auto di
Ousmane e ne pago le conseguenze. Le briciole del pane che erano intorno alla mia stuoia sono sparite, anche i topolini hanno avuto la loro razione di cibo.
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L'incontro con il sindaco è fissato per le dieci; ne approfitto per far visita alla scuola per consegnare ciò che mi è rimasto di materiale didattico portato dalla spedizione e al centro sanitario dove lascio disinfettanti, garze, bende, cerotti, latte e pappe portate anche queste
dall'Italia.

Alle 10 dunque la cerimonia ufficiale nell'ufficio del sindaco; siamo solo in 5 perchè l'ufficio
è piccolo. Ci scambiamo dunque il sale, i libri e la promessa di rivederci.
Prima di lasciare il Comune il sindaco mi affida una copia della sua tesi di laurea relativa alla città di Fachi e mi chiede se quando qualcuno della nostra organizzazione tornerà (perchè di certo torneremo!) possiamo portargliene alcune copie perchè ha perso il dischetto e quella che mi regala è l'ultima copia. Insieme a questa mi consegna anche una piccola lista dei bisogni primari di Fachi. Non gli faccio naturalmente nessuna promessa ma gli assicuro che BnD valuterà le sue richieste. Ci lasciamo con un forte abbraccio nella speranza di rivederci un giorno,
inchallah! Se Allah lo vuole.

Partiamo alle dodici verso Agadez, in fondo non ci separano che 420 chilometri di deserto. Battuto il record del giorno precedente... siamo in dieci, più l'autista, il militare di scorta una bimba e un neonato. C'est l'Afrique!
Arriviamo all'una di notte a causa di una deviazione per andare a salutare un amico di Atri, un pasto, tre preghiere, una foratura e un black-out dei fari anteriori. Il problema ai fari viene risolto con un paio di martellate sulla scatola dei fusibili.

 

11 novembre 2006

Agadez (Niger)

Oggi giornata di riposo, ne avevo proprio bisogno, ad Agadez. Ne approfitto per mettere ordine negli appunti, scrivere questo resoconto e preparare i bagagli, domani parto con il bus per Niamey.
La serata la trascorrerò con alcuni amici del posto; l'autista di ieri, il referente di Fachi, Ousmane Kato, Imbraimh, Ahmed Ahmato festeggiamo il mio quarantesimo compleanno.
Naturalmente anche voi siete invitati... l'appuntamento è alle otto al caffè di fronte alla moschea non occorre la prenotazione ne tanto meno l'abito scuro.
Un saluto da Agadez!

(NdR: naturalmente da tutti noi che siamo a casa un sentito BUON COMPLEANNO! )

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12 novembre 2006

Agadez - Niamey (Niger)

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Il paesaggio scorre monotono visto dal finestrino del autobus che mi sta portando a Niamey.
E' la brousse, un susseguirsi sempre identico di bassi cespugli rinsecchiti, erba giallastra battuta dal vento, qualche acacia spinosa e un cielo infinito. Dalla partenza, questa mattina poco dopo l'alba da Agadez, il paesaggio ha ben poco da raccontare. Sarà sempre lo stesso, fino alla capitale.
Presso le pozze d'acqua la brousse si anima; da tutti i villaggi, dispersi nella campagna circostante, un esercito di esseri umani e animali accorrono alle depressioni che accolgono ancora l'acqua scura, riversatasi durante la stagione delle pioggie. Donne intente a fare il bucato, bambini che giocano e nuotano chiassosi, animali che bevono; tutti nello stesso specchio d'acqua fangoso. Anche i villagetti che oltrepassiamo sembrano identici l'uno all'altro; qualche chioschetto messo in piedi con quattro bastoni e un telo di plastica, venditori ambulanti che si accalcano ai finestrini per proporre le loro mercanzie e mendicanti che fanno risuonare contro la carrozzeria del bus le loro ciotole vuote.

La strada sulla quale corriamo, e il termine "corriamo" non è usato a caso, è un lungo rettilineo che taglia in due il Niger da sud-ovest a nord-est; è l'unica strada asfaltata del paese ed è a una sola corsia. Questo costringe l'autista, all'approsimarsi di altri veicoli, a scendere con metà del mezzo dall'asfalto e a procedere tra polvere e sassi. Nonostante i finestri siano chiusi la corriera si riempie di polvere ch,e penetrando da mille buchi e fessure, rende l'aria irrespirabile. Bisogna coprirsi il naso e la bocca con lo chech, il mio è nello zaino. Quando centriamo una buca, per niente rara e sempre profonda, il pesante mezzo cigola, si contorce, sembra spaccarsi in due e invece imperterrito continua a correre verso la prossima buca.

La monotonia del paesaggio è compensata dalla vivacità a bordo del mezzo. Non è difficile fare amicizia quando si viaggia sui mezzi pubblici africani. Sarà perchè sono l'unico bianco a bordo, sarà perchè i miei crackers li ho condivisi con gli altri passeggeri, ormai posso dire di conoscere tutti. Ci sono ad esempio l'autista e il suo meccanico, c'è sempre un meccanico e non è una presenza superflua; partono da Niamey, percorrono gli oltre 1300 chilometri fino ad Arlit per fare ritorno il giorno successivo. Si fermano ogni tre giorni per 24 ore; una volta sostano ad Arlit e una volta a Niamey. "Una volta era dura - mi confida l'autista - moglie e figli a Niamey e pasti freddi ad Arlit..." "Poi?" gli chiedo. "Poi ho preso un altra moglie ad Arlit e le cose vanno meglio!"

Il mio vicino di posto fino è un forgeron, un fabbro, che con il suo carico di spade, croci d'Agadez, braccialetti e collane sta andando al confine con la Nigeria a barattere i suoi prodotti con un paio di taniche di gasolio. A Birni-Konni il gasolio nigeriano, tutto rigorosamente di contrabbando, costa una sciocchezza. Domando "Ma come fai a trasportarlo fino ad Agadez? Sull'autobus è vietato" Mi risponde quasi stupito "Autobus? Non ci penso nemmeno! Salirò sui camion che trasportano i clandestini a Dirkou, costa meno e ti lasciano portare ciò che vuoi".

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Conosco una ragazza che sta portando il nonno a Niamey per una visita specialistica. L'anziano di etnia Haussa non è stato zitto un momento da quando è salito a Tahoua. Per tutto il viaggio ha riso e chiacchierato con due signore della poltrona davanti alla nostra, tutte belle abbigliate e dirette al matrimonio della cugina nella periferia di Niamey. "Ha provato di tutto - mi spiega - Stregoni e ciarlatani, venditori di farmaci alla stazione degli autobus e erboristi. Ora deciso a rivolgersi a un vero dottore". "Scusa - le chiedo - ma quanti anni ha il signore?" Indicando in direzione dell'anziano chiacchierone "Ne compie 82 quest'anno" mi risponde. "E qual'è il suo probelma? A me sembra in forma." Sorridendo mi risponde "Non riesce più ad avere un erezione"

A bordo l'umanità regna sovrana. Se è pur vero che la mia confezione famiglia dei crackers si è volatilizzata, fino a Niamey mi verrà offerto di tutto; banane, pane, gallette di miglio, succhi di frutta e noci di cola. Alle 20, quando è già buio da oltre un ora, cominciamo a vedere all'orrizonte il cielo schiarirsi, sono le luci di Niamey che con una popolazione di numero imprecisato e indefinito ci accoglie. La strada è illuminata da mille lampade a petrolio dei venditori che a qualunque ora del giorno e della notte stazionano sul bordo di questa, in attesa di clienti.

L'arrivo alla stazione è una liberazione per le gambe e la schiena che, costrette ad assumere improbabili posture per tutta la giornata, ora scrocchiano. Appena scendo mi viene incontro Oumar la nostra scorta del deserto che è di stanza con il suo battaglione di guardie forestali presso la capitale. Il percorso è breve fino all'hotel dove, mi dice Ouamr, hanno sostato anche Walter e Gioia diretti verso la Mauritania. La doccia è una liberazione e finalmente posso dormire di nuovo in un letto, un letto vero!

Buona notte da Niamey. Luca Iotti

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13 novembre 2006

Niamey (Niger)


Niamey con il suo oltre milione di abitanti sembra un formicaio; la differenza è che le formiche sanno dove andare qui invece regna il caos. La città è un enorme immondezzaio, tutti gettano tutto ovunque, o meglio, viene gettato tutto ciò che ormai non si pò più utilizzarre, riparare, rappezzare o smontare ed adattare. Così ovunque è la plastica a fare da padrone. Quando si alza il vento, oltre alla polvere, il cielo è invaso da centinaia di sacchetti neri che pieni
d'aria scaldata dal sole salgono un pò come la nostra mongolfiera di Taleb Larbi.
A parte gli aspetti sociali e ecologici Niamey mi ha accolto nel suo caos. La giornata l'ho trascorsa insieme a Oumar in un paio di psoti di dogana per i documenti relativi all'ambulanza/iveco e a cercare di capire come dotarla di una targa. Abbiamo poi provveduto a ritirare del materiale ordinato da Rino che verrà posto in vendita nei vari mercatini a cui prenderemo parte dal prossimo mese, compreso l'importantissimo evento di Cervia.
Ho avuto il tempo anche di fare una capatina al museo/zoo di Niamey... gli unici animali che non mi sono sembrati tristi erano un diplodoco e un tirannosauro provenienti dal cimitero nel Tenerè, tutti gli altri una grande pena e una gran voglia di aprire le gabbie.
Sarebbe stato abbastanza facile per loro, la brousse è li subito dopo le ultime baracche della periferia.

14 novembre 2006

Niamey (Niger)

Oggi sempre insieme a Oumar e al Ing. Hamadou Moukaila ci siamo recati a Lossa una villaggio Songhai a 80 km nord ovest di Niamey sulla strada asfaltata che porta verso Gao. A proposito di strade asfaltate... errata corrige: non è solo una, ma sono ben sette per un totale di quasi 4000 chilometri d'asfalto extra urbano.

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Torniamo dunque a Lossa; il villaggio è ben organizzato con un CSI (Centro di Sanità) di recente costruzione e ben attrezzato grazie a una ONG francese, perccato che l'armadio dei medicianli è desolatamente vuoto.

In questo centro durante l'estate si presentano numerosi casi di sottonutrizione e malnutrizione. Sebbene sostenuti dal PAM (Programma Alimentare Mondiale) la responsabile del centro M.me Haoua non disdignerebbe un aiuto anche da parte di BnD.

In particolare ci ha chiesto se possiamo dare una mano a dotare la struttura di acqua corrente poichè al momento questa viene portata all'infermeria a mano, ho detto all'Ing.Moukaila di farci avere un preventivo dell'opera

Successivamente abbiamo fatto visita alla scuola che ospita circa 140 alunni dai 6 agli 11 anni. Abbiamo incontrato il direttore dal quale abbiamo saputo che la scuola non è dotata del jardin (orsto) scolastico.

Il vantaggio della realizzazione diun orto qui sarebbe quella che non è nemmeno necessario costruire un pozzo poichè il villaggio si trova sul bordo di un braccio del Niger e dunque salvo rari anni l'acqua è sufficentemente presente.

Quello che occorreè un griage (protezione dagli animali vaganti) un pò di attrezzi e sementi. Anche per questa proposta ho detto di inviare un preventivo alla nostra sede.
Per oggi è tutto, ultima notte in Niger.

Domani verrò recuperato da Harouna e con lui farò rientro in Burkina Faso per due importanti appuntamenti. Il primo è per prendere parte a una riunione a Bassi e Zanga il secondo mi vedrà impegnato a Ouagadogou relativamente alla realizzazione della Maison des Enfant; una casa che potrebbe ospitare i bambini di strada della capitale.


Anche per oggi è tutto! a presto
Luca Iotti

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