hvor gammel er lege oz cialis hjelp med reseptbelagte kostnader

Organizzazione Umanitaria
ONG Bambini nel Deserto Onlus

Progetto AID10096 - Obiettivo resilienza

BURKINA FASO

Regione del Sahel, Provincia di Soum, Comune di Djibo

Emergenze Umanitarie

Costo del progetto: 205.000 €

Stato: PROGETTO COMPLETATO

Finanziatori

  • Cooperazione Italiana

Il progetto si inserisce nel quadro delle iniziative di emergenza a favore delle popolazioni vulnerabili del Burkina Faso, promosse da Cooperazione Italiana (Ministero degli Affari Esteri) a seguito della doppia situazione di crisi maturata nel corso del 2012-2013, che ha coinvolto la regione del Sahel a seguito da un lato della grave crisi alimentare, dall'altro dell'impatto esercitato sulle popolazioni locali dall'arrivo dei profughi Maliani.

 

 


Anno 2014

 


Contesto locale - Nel 2012, una drammatica carestia ha colpito più di 18 milioni di persone nel Sahel a causa dei pessimi raccolti della stagione agricola del 2011. Il Burkina Faso è stato uno dei paesi più colpiti al punto di dichiarare, per la prima volta dall’indipendenza, lo stato di crisi ed elaborare un Piano di Risposta Nazionale sostenuto dalla comunità internazionale. Una produzione deficitaria di 650.000 tonnellate di cereali ha esposto nel 2012, nel solo Burkina Faso, 3.400.000 persone all’insicurezza alimentare di cui 600.000 bambini a rischio di malnutrizione acuta. Più della metà delle regioni del Burkina Faso sono state interessate dalla crisi ed in particole quelle del nord e del centro-est del paese. Ad aggravare la situazione delle famiglia più povere e senza accesso alle derrate alimentari di base, si è aggiunto l’aumento dei prezzi di cereali, zucchero, olio, leguminose, ecc. che nel 2012, in alcune regioni del paese, ha registrato un aumento del 40-60% rispetto alla media degli anni 2008-2010. Nei primi mesi del 2012 l’intervento militare alleato (maliano e francese) per la liberazione del nord del Mali dalla presenza di movimenti terroristici jihadisti, ha provocato un flusso di sfollati stimato a circa 475.000 persone di cui circa 180.000 verso i paesi limitrofi (Niger, Mauritania, Burkina Faso, Algeria). Nel momento di maggiore affluenza in Burkina Faso sono stati registrati circa 90.000 profughi, dislocati essenzialmente nel circondario di Bobo-Dioulasso, nella capitale Ouagadougou, nelle Regioni del Nord e del Sahel. Ad oggi (ottobre 2013) il numero degli sfollati presenti ancora sul territorio burkinabè è stimato, secondo OCHA, a 49.975 persone, rappresentanti 13.577 famiglie, e per la quasi totalità accolti nella Regione del Sahel. L’affluenza dei profughi maliani nella Regione del Sahel ha peggiorato la situazione di vulnerabilità delle popolazione autoctone che, nel 2012, si trovavano già ad un fortissimo livello di esposizione all’insicurezza alimentare e alla vulnerabilità socio-sanitaria. Gli aiuti umanitari, precedentemente destinati al sostegno di queste popolazioni, sono stati parzialmente “dirottati” per accogliere i flussi di maliani in arrivo dalla frontiera nord del paese e questo approccio ha creato un disequilibrio nella gestione dell’aiuto e della risposta ai bisogni delle popolazioni. Le popolazioni del nord del Mali (sfollate) e quelli del nord del Burkina Faso appartengono agli stessi gruppi etnici e questo ha evitato l’insorgere di conflitti comunitari ma è evidente che le popolazioni autoctone della Regione del Sahel, in questi ultimi due anni, hanno vissuto e subito la sovrapposizione di due crisi maggiori: quella legata alle conseguenze della carestia del 2011-2012 e quella contingente alla presenza del popolo maliano sul proprio territorio. E’ bene ricordare inoltre che le popolazioni sfollate, essenzialmente di tradizione nomade, hanno portato con se numerosi capi di bestiame (più di 200.000 capi secondo l’UNHCR) e questo ha indebolito ulteriormente l’accesso alle risorse idriche umane e pastorali, agli alimenti per il bestiame (anche la popolazione della Regione del Sahel vive prevalentemente di allevamento) e ha comportato una fortissima pressione sulle risorse silvo-pastorali. La crisi ha influito pesantemente anche sul sistema sanitario nazionale che, sollecitato da un aumento della domanda creato dal maggior numero di persone, non riesce a rispondere ai bisogni della popolazione, aggravando lo stato di salute soprattutto della fascia più vulnerabile della stessa (materno-infantile). L’aumento delle situazioni di criticità, quali l’alta prevalenza di anemia nelle donne incinte, porta ad un incremento del rischio di complicanze al momento del parto che si traduce in un aumento della mortalità materna e della mortalità e morbilità neonatale e perinatale. Parimenti si registra nel Paese un aumento delle patologie nella popolazione con il verificarsi di epidemie sporadiche di colera, di aumento dei casi di diarrea e altre malattie, quali meningite e morbillo tra i bambini. A seguito della situazione di crisi nel Nord del Burkina Faso, in linea con gli appelli della Comunità internazionale, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo approvava con atto n. 151 del 5 agosto 2013 il finanziamento per la realizzazione dell’INIZIATIVA DI EMERGENZA IN FAVORE DELLE POPOLAZIONI VULNERABILI DEL BURKINA - AID 10096: tale iniziativa si proponeva di intervenire nel contesto della gravissima emergenza umanitaria causata dalla crisi alimentare, fornendo soccorso alle vittime, in particolare le più vulnerabili. L’Ambasciata d’Italia ad Abidjan, in accordo con la DGCS, con avviso dell’11 novembre 2013, indiceva un procedimento di selezione di proposte progettuali presentate da ONG idonee ed operanti nell’area di intervento, per un importo di circa 200.000 euro per proposta progettuale. Con selezione dell’8 dicembre  2013, venivano quindi selezionate le 3 ONG (BAMBINI NEL DESERTO, REACH ITALIA ed LVIA) per interventi nelle Provincie di Soum, Oudalan e Séno.

 


Obiettivi - Nello specifico, il progetto si proponeva di migliorare le condizioni di vita della popolazione dell’area urbana e periurbana di Djibo (capoluogo della Provincia di Soum, nella regione settentrionale del Sahel) e di rafforzarne la resilienza per renderla meno vulnerabile agli choc.

Tre le aree di intervento:

  • sicurezza alimentare: i bisogni rilevati riguardano l'accesso all’acqua per attività produttive, la rigenerazione di terre pastorali, il sostegno alla cerealicoltura
  • protezione delle fasce vulnerabili della popolazione: i bisogni rilevati riguardano l'igiene, la disponibilità di mezzi di produzione e di avvio per AGR (attività generatrici di reddito), la protezione nel periodo di soudure (vale a dire il periodo di "scoperto" tra la fine delle scorte agricole e il raccolto successivo);
  • salute: i bisogni rilevati riguardano l'educazione nutrizionale, la distribuzione di farine infantili arricchite per i bambini, la fornitura arredi e materiale alle strutture sanitarie.

 

In modo trasversale, il progetto voleva inoltre contribuire a una strategia di empowerment femminile, con un’attenzione particolare nell’individuazione dei ménage beneficiari alle donne provenienti da famiglie vulnerabili, alle ragazze-madri e alle vedove sole. Inoltre la tematica della protezione ambientale si pone in questo contesto come prioritaria. La pressione demografica causata da una natalità tra le più alte dell’Africa subsahariana (6,1 figli per donna è la media nazionale, 7,2 nella regione del Sahel secondo l’Enquête Démographique Santé 2010) e i pattern di sviluppo comuni a molti Paesi dell’area che puntano sul risultato immediato piuttosto che su una pianificazione a lungo termine determinano in generale un forte stress ambientale. La scelta di ricorrere a un sistema di fertilizzazione misto (50% fertilizzanti chimici, 50% compost naturale) si inserisce in tale spirito green, volendo da un lato assicurare nel breve una produzione agricola in grado di fronteggiare l’emergenza, dall’altro formare in ottica sostenibile all’utilizzo di risorse che non impoveriscano terreni già fragili. 

 


Risultati attesi

  • Aumenato del rendimento delle attività produttive agricole e pastorali;
  • Garanzia di assistenza e protezione alle famiglie vulnerabili;
  • Miglioramento della capacità del sistema sanitario di accogliere i pazienti.

 


Attività - Il progetto si prefigge il raggiungimento degli obiettivi descritti attraverso una serie combinata di azioni:

  • Riabilitazione di quattro forages a uso pastorale e umano;
  • Realizzazione di due nuovi forages a uso pastorale e umano;
  • Riabilitazione di 130 ettari di terre pastorali;
  • Appoggio alla produzione cerealicola su 100 ettari (1 ettaro per famiglia);
  • Distribuzione di 100 kit igienico-sanitari ad altrettante famiglie vulnerabili;
  • Costruzione di 100 latrine a profitto di altrettante famiglie vulnerabili;
  • Rigenerazione del il capitale produttivo in termini di bestiame;
  • Sensibilizzazione alle buone pratiche nutrizionali;
  • Distribuzione di farine infantili arricchite ai bambini di età compresa fra i 6 e i 23 mesi, appartenenti a 100 famiglie;
  • Appoggio al sistema sanitario.

 


Beneficiari - La popolazione totale del Comune di Djibo conta 13.579 famiglie, pari a 73.325 persone. I dati forniti da UNHCR indicano nella provincia del Soum la presenza di 172 famiglie di rifugiati fuori dai campi, per un totale di 848 persone (dato 2013).

 

- Beneficiari diretti: Ogni attività si è diretta a 100 famiglie vulnerabili del Comune, la cui selezione è stata effettuata dalle autorità comunali della città di Djibo, con la collaborazione del personale del progetto e del partner. Una famiglia di ceto “molto povero” è composta in media da 6 individui: per ogni azione si tratta quindi di 600 persone. Il progetto si dirige specificamente alla categoria dei “molto poveri”, che costituiscono circa il 20% della popolazione, all’interno della quale saranno identificati i più vulnerabili che beneficeranno del cash for work, delle distribuzioni di animali e alimenti per bestiame o materiale e sementi agricole, secondo criteri di pertinenza. Ciò significa che alcune attività potrebbero toccare la stessa famiglia; il numero totale di famiglie beneficiarie dirette del progetto è indicativamente stimabile in 600 famiglie, pari a 3.600 persone, tra popolazione locale e rifugiata. Attività come la riabilitazione dei forages e la realizzazione di nuovi forages, la riabilitazione di terre pastorali, la sensibilizzazione alle buone pratiche nutrizionali sono inoltre in grado di soddisfare le necessità di un numero più elevato di famiglie, sia locali sia rifugiate.

- Beneficiari indiretti: Indirettamente, tutta la popolazione dell’area urbana e periurbana di Djibo beneficerà dell’azione del progetto, nella misura in cui le dimostrazioni culinarie pubbliche e il miglioramento dell’ambiente sanitario delle strutture di base riguardano tutta la popolazione.

 


Partner - Il progetto è stato condotto in partenrship con il Conseil Régional des Unions du Sahel (CRUS), associazione che federa le organizzazioni di produttori della Regione del Sahel. Attiva nei settori della sicurezza alimentare, del pastoralismo, della gestione delle risorse idriche ed ambientali e della promozione femminile, raggruppa 64 Unioni composte di 1998 gruppi di produttori, per un totale di circa 40.000 membri.

 


Aggiornamenti - Aggiornamenti sul progetto si trovano nella sezione News del sito e su Facebook

 


Aggiornamento 30 marzo 2015

Le attività condotte dal progetto si sono poste in continuità all’iniziativa promossa sui fondi della Cooperazione Italia ed hanno visto le tre ONG consorziate lavorare in 3 provincie differenti del Paese. Prima di avviare il programma è stato redatto e firmato da BnD, Reach ed LVIA un accordo di Partenariato nel quale sono stati definiti i rispettivi compiti e le modalità di gestione tecnica ed finanziaria del programma. Bambini nel Deserto, in quanto ONG capofila e responsabile verso la Tavola Valdesi dell’utilizzo e rendicontazione del finanziamento ha precisato con le ONG partner le procedure da seguire interne al consorzio, fornito la modulistica di riferimento, effettuato una prima missione di monitoraggio in loco e coordinato la preparazione della presente relazione e rendicontazione. Lo svolgimento dell’attività di coordinamento ha impiegato personale dell’organizzazione, rendicontato in quota parte sul progetto. Nello specifico, hanno lavorato e stanno lavorando sul programma le seguenti figure:

- Luca Iotti

- Federica Sorani

- Laura Pugnaghi

 

 


Provincia di Soum realizzazioni di Bambini nel Deserto


 

SETTORE AGRICOLTURE E SICUREZZA ALIMENTARE - Attività realizzate

Il progetto ha previsto la realizzazione di un nuovo forage profondo 55 m e l’acqua, che era stata precedentemente analizzata, risulta essere potabile per tutti. I beneficiari sono stati, principalmente, le popolazioni dei villaggi circostanti, che si occupano di allevamento. Il forage, infatti, funge da abbeveratoio per gli animali. Questi villaggi sono caratterizzati da una presenza multietnica, le principali etnie sono Mossi, Peaul, Dalla e Tuareg, tutte etnie storicamente dedite all’allevamento.

 

ATTIVITA' DI PROTEZIONE DEI GRUPPI VULNERABILI - Attività realizzate

All’interno dei villaggi suddetti, stanziati nei pressi del terreno dove è stato costruito il forage, è stata fatta un attenta selezione al fine di individuare le famiglie più vulnerabili. I criteri di vulnerabilità sono stati identificati attraverso la collaborazione tra autorità locali, comitati di sviluppo del villaggio (Comités Villageois de Développement) e i  leader della comunità. La selezione ha identificato, come prioritari i seguenti criteri:

  • Famiglie povere, che abbiano perso tutto o la maggior parte del loro capitale animale (a cui siano rimasti due o meno piccoli ruminanti);
  • Famiglie povere duramente colpite dalle crisi climatiche ed alimentari e che non dispongono di animali, oppure in possesso di animali ma incapaci di assicurarne la sopravvivenza e l’assistenza veterinaria;
  • Famiglie senza reddito, caratterizzate da donne sole con bambini, portatori di handicap o persone anziane;
  • Famiglie numerose condotte da giovani disoccupati desiderosi di investirsi nell’allevamento di piccoli ruminanti, o nella produzione di foraggio naturale.

 

Grazie a questi criteri sono state individuate 50 famiglie vulnerabili ed ogni famiglia ha ricevuto una combinazione riproduttrice di un maschio e due femmine di caprino, la copertura vaccinale ed antiparassitaria e 100 kg di alimenti per il bestiame. La quantità di alimenti bestiame inizialmente prevista era di 200 kg, ma questa quantità è stata ridotta della metà (in accordo con i servizi comunali delle risorse animali) a causa del costo degli animali, più elevato del previsto. La scelta è stata fatta in collaborazione con le famiglie stesse beneficiarie, è stata comunicata loro la difficolta emersa dai prezzi elevati sui capi di bestiame e sono state fatte delle proposte circa le possibili soluzioni. Le famiglie, dopo esserci confrontate tra loro, hanno deciso di rinunciare ad una parte di alimenti per gli animali per privilegiare l’acquisto degli animali stessi. Infine, si specifica che la riduzione della quantità di cibo per gli animali si mantiene comunque entro gli standard previsti dalla FAO per le attività di supporto in caso di distribuzione di animali. L’attività di distribuzione di farine arricchite, come la Misola, è stata preceduta anch’essa dalla scelta di criteri ben definiti di valutazione. Anche per individuare questi criteri sono stati coinvolti i Comitati per lo sviluppo dei villaggi (Comités Villageois de Développement), le autorità locali e i leader comunitari. Ne sono emersi i seguenti punti:

  • Famiglie povere in cui siano presenti bambini da 6 a 23 mesi;
  • Famiglie in cui siano presenti bambini con antecedenti di malnutrizione acuta severa (MAS) o moderata (MAM).

 

Per ogni bambino è stata prevista una dose di 2,2 kg di farina (Misola) ogni due settimane. La farina Misola è una farina specifica per i bambini, arricchita con Sali minerali e cereali adatti per le prime fasi della crescita e prodotta in Burkina Faso, con prodotti esclusivamente locali. Questa farina è certificata e rispondente ai criteri nutrizionali raccomandati dal WFP per l’alimentazione dei bambini da 6 a 23 mesi malnutriti e non. Fondamentale per la crescita dei bambini è la variazione dell’alimentazione, soprattutto durante la prima fase di crescita. Molto spesso questo aspetto viene tenuto in scarsa considerazione, soprattutto nei villaggi dove la popolazione è abituata a mangiare quasi solamente il To, il piatto nazionale del Burkina Faso, una polenta fatta con la farina di miglio, e con scarse capacità proteiche e nutrizionali. In riferimento a quanto detto precedentemente, una grande importanza è stata destinata alle dimostrazioni culinarie, al fine di rendere i beneficiari del progetto completamente autonomi circa la preparazione degli alimenti migliori per una buona crescita dei bambini. I villaggi selezionati da progetto sono 22, ed in ognuno di questi sono state identificate due animatrici comunitarie in nutrizione (ACN). La formazione è stata quindi tenuta da personale locale, conosciuto all’interno del villaggio e per questo degno della massima fiducia. Inoltre, la presenza di animatrici locali ha permesso anche una maggiore comprensione da parte di tutti poiché la lingua nella quale sono state tenute le dimostrazioni era la lingua locale. Le formazioni e l’acquisto dei kit erano già state precedentemente finanziate dal progetto AID10096 sostenuto dal MAE quindi l’intero budget disponibile per l’attività è stato impiegato per l’acquisto degli ingredienti per la preparazione dei pasti. A partire da gennaio 2015, in ogni villaggio si sono tenute in media due dimostrazioni al mese sulle corrette associazioni alimentari e sulla preparazione di pasti infantili ad alto valore nutritivo a base di alimenti prodotti localmente, a beneficio delle madri dei bambini di età inferiore a 59 mesi. Ad ogni sessione, cinquanta bambini di età compresa tra 6 e 23 mesi beneficiavano di un pasto preparato in questo modo. Riteniamo che le dimostrazioni abbiano avuto una grande efficacia proprio perché la preparazione veniva svolta dalle madri stesso e il pasto veniva poi destinato ai bambini nell’immediato.

Eventuali modifiche intercorse - Alla data attuale nessuna modifica si è resa necessaria.

 


RISULTATI RAGGIUNTI - Complessivamente le azioni condotte dalle 3 ONG hanno portato (e stanno portando) ad assicurare il raggiungimento dei seguenti risultati:

 

Risultato 1 - A seguito della presenza di nuovi punti acqua ed alla riabilitazione di terre pastorali degradate, il rendimento delle attività pastorali è aumentato: In particolare, la riabilitazione di punti di abbeveraggio animale ha comportato un aumento significativo la qualità della vita sia delle persone che degli animali beneficiari che prima non avevano accesso all'acqua. La riabilitazione dei forages concede la possibilità ai beneficiari di sviluppare attività in loco senza doversi necessariamente  spostare per trovare l'acqua,  diminuendo l'affaticamento degli animali  e migliorando, di conseguenza, su lungo periodo, il rendimento delle attività pastorali. Inoltre, l'aumento del numero dei forages disponibili riduce la pressione sui singoli punti d'acqua e, di conseguenza, i potenziali conflitti derivanti dall'utilizzo dei forages. L’accesso all’acqua è una condizione sine qua non per il buon andamento delle attività di allevamento. Grazie al forage la popolazione può regolarmente condurre gli animali ad abbeverarsi, con un conseguente miglioramento delle condizioni di vita degli animali allevati.

 

Risultato 2 - A seguito del dono di combinazioni di caprini da riproduzione, le condizione socio-economiche delle famiglie più vulnerabili sono migliorate: La distribuzione di piccoli ruminanti e del mangime necessario per nutrirli, nonché la somministrazione di vaccinazioni ha permesso di riavviare l'economia domestica di base. La distribuzione degli animali, inoltre, non solo ha fornito alle famiglie beneficiarie i ruminanti, ma ha anche permesso loro di utilizzare i soldi risparmiati per l'acquisto di tali animali in altre attività, migliorando così le condizione socio-economiche delle famiglie più vulnerabili.

 

Risultato 3 - A seguito delle sessioni informative in materia nutrizionale e del dono degli ingredienti di base per la preparazione di farine nutritive le condizioni nutrizionali delle famiglie più vulnerabili sono migliorate: La scarsa pluviometria registrata ha comportato una difficile campagna agricola, mettendo in seria difficoltà la popolazione, specialmente quella già più vulnerabile. La distribuzione di cereali, espressamente richiesta dalla popolazione, ha generato un impatto positivo immediato sulle famiglie vulnerabili migliorando in tal modo la loro condizione nutrizionale. Infatti in  conseguenza alla crisi, le difficoltà alimentari e la malnutrizione avevano indebolito molto la fascia vulnerabile di popolazione (in particolare i bambini) e grazie alla distribuzione della farina di Misola il problema è stato, in parte, arginato.

 


PROBLEMATICHE RISCONTRATE

Nessuna problematica da segnalare. Il progetto si svolge regolarmente. Lo stato di avanzamento delle attività è da considerarsi buono e le basi sono solide per il proseguimento. Considerato tuttavia il prossimo arrivo della stagione delle piogge e la necessità di chiudere alcune attività prima (es: completamento della riabilitazione delle terre) le ONG consorziate sollecitano lo stanziamento della seconda tranche (pari ad Euro 64.500) nei tempi più brevi possibili. Dopodiché Bambini nel Deserto, Reach Italia ed LVIA provvederanno in anticipazione con fondi propri a chiudere il programma, presentando quindi un altro solo rendiconto e relazione finale alla Tavola Valdese per la richiesta di saldo (pari ad Euro 86.000).

 


[1] Il numero dei beneficiari che usufruiscono dei singoli punti d'acqua è calcolato sulla base di uno studio del CRUS e tiene conto sia del numero di persone ed animali residenti che di quelli nomadi.

 

 

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google Condividi su Linkedin

torna indietro


Clicca qui per iscriverti alla nostra NEWSLETTER!

NEWS

CHI SIAMO

PROGETTI

VIAGGI

SOSTIENI

CONTATTI

Organizzazione Umanitaria

ONG Bambini nel Deserto ONLUS

via A.Casoli, 45 - 41123 Modena (ITALIA)

tel. +39 335 6121610

CF: 94094820365

sede@bambinineldeserto.org

© Copyright 2011-2017 Bambini nel Deserto  |  Privacy Policy  |  FAQ  |  Copyright  |  Credits