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Organizzazione Umanitaria
ONG Bambini nel Deserto Onlus

Non solo meccanica, arte!

Siamo Anna e Laura, una stagista del corso di cooperazione (l’unico in tutta Italia da 10 anni) e una volontaria di BnD della sede di Modena. Siamo tornate il 4 dicembre dal Burkina Faso e vorremmo già ripartire.
Scusate se non ci soffermiamo a spiegare chi siamo ma ci teniamo molto a raccontarvi la nostra esperienza. Mentre eravamo in Burkina avevamo iniziato a scrivere un articolo ma la voglia di vivere l'esperienza ha vinto sul raccontarla.
Cosa siamo andate a fare? Beh, principalmente siamo state al Garage Italia a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso.

 


Ma di preciso cosa si fa al garage Italia? Un sacco di cose! A parte gli scherzi, i ragazzi vengono qui sei giorni su sette per imparare la meccanica delle moto. La maggior parte del tempo i ragazzi, dai 13 ai 19 anni, accompagnati da Moustapha, insegnante di meccanica,  lavorano attorno a moto e tricicli, in due momenti della settimana apprendono il francese con l’insegnante Bea, ma nei momenti in cui è stato assente il lavoro siamo entrate in gioco noi.
Grazie alla nostra scarsa esperienza in campo meccanico, abbiamo dovuto sfoderare altre risorse e ci siamo chieste (assieme ad altri volontari, a cui abbiamo ceduto la palla per il mese di dicembre e parte di gennaio), “ma noi cosa possiamo portare a questi ragazzi? E che cosa loro vorrebbero poter fare?” e da li è nata l’idea di fare dei laboratori artistici di vario tipo.
Grazie alla collaborazione con l’associazione burkinabè “AJUDS”, abbiamo messo in piedi un laboratorio in cui i ragazzi possano fare musica, imparare a ballare le danze tradizionali e a suonare gli strumenti tipici, ad esempio il jembè e il bendrè.
Verso inizio novembre i ragazzi hanno conosciuto i giovani musicisti; è stato un incontro ricco di risate e partecipazione. 34 occhi sbarrati (13 ragazzi, 2 volontarie, Moustapha e il nostro amico custode Amadù) ad osservare come questi giovani hanno fatto scivolare le dita sullo strumento musicale e su come si sono scatenati al ritmo che producevano. Ma mica sono restati solo a guardare, ad uno ad uno, i ragazzi erano invitati ad entrare nel cerchio per fare una mini performance; anche i più timidi hanno fatto la loro mini esibizione. La settimana è passata coi ragazzi che canticchiavano la melodia conosciuta il lunedì. Così per un mesetto abbiamo continuato con degli incontri settimanali in cui i ragazzi hanno avuto la possibilità di fare musica.
Ma non ci vorremo mica limitare solo alla musica. Certo che no! Avevamo 116 kg di valigie, un posticino per dei materiali era doveroso trovarlo. Così abbiamo portato varietà di colori, tempere, acquerelli, colori a cera, pennarelli, matite colorate, fogli di tutti i tipi e una miriade di penne. Ma che farcene di tutto questo materiale? Ovviamente un meraviglioso atèlier d’arte!

 


Degli adolescenti maschi che vanno a scuola per imparare la meccanica, dovrebbero essere interessati all’arte? Altroché! Questi ragazzi, espulsi da tutti i circuiti scolastici, non hanno l’occasione e la possibilità di venire a contatto con questi materiali. Dal primo momento in cui abbiamo mostrato loro i colori, si sono subito caricati di energia e di curiosità. Abbiamo deciso di fare un percorso sull’identità. Ogni settimana avevamo costruito un momento apposta per l'arte. Tutti noi aspettavamo con ansia il giovedì. Era un momento molto bello, intenso, sentito, atteso, allegro e di condivisione, di espressione, di sfogo, di divertimento, di gioco, di serietà, un momento completo e pieno.
Nel primo incontro abbiamo lavorato sull’idea che abbiamo di noi stessi; i ragazzi si sono rappresentati utilizzando matite, pennarelli e colori a cera. Il secondo incontro è stata un’esplosione di carica; abbiamo deciso di uscire dalla staticità dei colori su foglio bianco facendogli decorare il supporto con spugne e spazzolino da denti intinti nella tempera. Successivamente si sono rappresentati dopo essersi osservati allo specchio. Nel terzo incontro, i ragazzi hanno disegnato un loro compagno, sempre su un supporto decorato da loro con gli acquerelli. Per non annoiarci, durante il quarto incontro abbiamo utilizzato un foglio colorato coi colori a cera e per poi inciderci con una graffetta, rappresentando un amico, compagno o familiare. Per il quinto incontro abbiamo deciso di andare di riciclo. Sulla carta di giornale hanno steso colore misto a vinavil e successivamente hanno rappresentato una persona a loro molto cara. Parola chiave del sesto incontro, sfogarsi. Hanno preso dei fogli di giornale come supporto e dando sfogo alla loro creatività, li hanno colorati come più gli pareva. Non volevano più posare i pennelli. Alcuni hanno aggiunto, come inserti, degli oggetti trovati in giardino. In un secondo momento si sono rappresentati con un amico, con più amici, con la famiglia ma soprattutto con la morosa.
Un laboratorio d’arte perché: ai ragazzi piace molto, è un’occasione di educazione alla bellezza, stimola la fantasia, è un’occasione di convivialità e dona un clima di serenità.
Ok allenare la psiche, la sfera emotiva, l'estro artistico e le capacità motorie fini ma qui (siamo ancora là con la testa, ma soprattutto col cuore) ci vuole anche del movimento fisico. Non sono mancate le occasioni per giocare a “grattugia”, “un due tre stella!”, “ruba bandiera” o per andare al terreno tutti insieme a giocare a calcio. Questi momenti sono stati fondamentali come quelli in cui abbiamo giocato a “dobble”, disegnato in maniera libera o quelli in cui abbiamo semplicemente parlato. Ci siamo ascoltati, confrontati e accolti. Il fatto di stare insieme ed esserci è stata la cosa più bella e necessaria. Sia noi (volontarie) che loro (i ragazzi) ne siamo usciti arricchiti.
Ma bella è stata anche la relazione con Bea, l'insegnante di francese; è stato uno scambio continuo ma al di là degli scambi di conoscenze e competenze, è nato proprio un sentimento di amicizia, si sono create quelle dinamiche e abbiamo attuato quelle premure proprie delle relazioni autentiche.

 


Ma non ci siamo occupate solo del garage. Abbiamo sentito il bisogno di staccare dalla città e conoscere la vera Africa. Cosa c'è di meglio di Nagreongo per toccare con mano l'Africa?
Nagreongo è un villaggio distante 40 km dalla capitale. Il viaggio in taxi brousse è un'esperienza che consigliamo caldamente a tutti. Non si può andare in Africa senza farci un giro. Un pulmino da 12 in cui si sta comodamente in 25 con annesse valige, sul tettuccio almeno 2 o 3 motorini, biciclette e polli.
A Nagreongo abbiamo trovato un mondo diverso; non c'erano i suoni della città ma la musica della campagna, c'erano alberi, una vasta varietà di uccelli, il buco al posto del water (il nostro era senza porta, senza tetto, col muretto basso che confinava col buco dei vicini), non c'era l'acqua corrente e si andava di scorte, non c'era l'elettricità ma eravamo munite di torce frontali come dei perfetti minatori. Non esistono boutique ma solo il mercato che c'è ogni 3 giorni ma fa delle frittelle che sono la fine del mondo e c'è anche il cocomero! È stupenda, ce ne siamo innamorate.
Ma perchè siamo andate a Nagreongo? Ma che domande! C'è la scuola materna costruita da Bambini nel Deserto. Questa scuola è formata da due classi, sezione dei 5 anni e la sezione dei 3 e dei 4 insieme. Qui avevamo solo un ruolo di supporto alla classe.  
Anche se i bimbi parlavano solamente in morè, siamo riuscite a comunicare, non che avessimo alternative; i bambini erano così curiosi che non ti lasciavano da sola un secondo.

Fortunatamente per noi, abbiamo avuto la possibilità di vedere il primo scavo per la costruzione del pozzo al villaggio di Nagreongo. Siamo state alla boulangerie di Bambini nel Deserto (con i soldi ricavati da questa possiamo pagare la retta della scuola materna per alcuni bambini che altrimenti non avrebbero la possibilità di frequentarla). Dopo tre giorni dal nostro arrivo abbiamo partecipato a un incontro con degli Imam per discutere della situazione dei bambini-mendicanti, a cui sono susseguiti degli incontri per creare un progetto di scuola differente per questi bambini. Molto bella e preziosa è stata la relazione che si è instaurata con i ragazzi dell'associazione “ AJUDS”, c'è stata una collaborazione per poter dare continuità nei laboratori al garage ma siamo anche diventati amici. Non sono mancate le occasioni di divertimento; la visita al parco urbano, la visita al SIAO, le due giornate della cooperazione italiana, tutte occasioni vissute con i nostri amici burkinabè. Non lo abbiamo detto ma sono state una costante durante il nostro viaggio, le visite al mercato; un posto completamente diverso da tutto quello a cui possiamo pensare. Il mercato è stato un po' una palestra di vita; lì abbiamo imparato a destreggiarci col francese, a sperimentare con le tre verdure in croce che c'erano, ci siamo fatte amiche tutte le donne del mercato e abbiamo imparato a ordinare i pomodori coi polli che ti stavano tra i piedi. Non possiamo concludere senza, accennare a Sama, il rappresentante di BnD in Burkina. Lui è stato preziosissimo; sempre a disposizione per aiutarci, per farci sentire a casa, pronto ad accoglierci in casa sua e nella sua famiglia, sempre pronto a donarci la speranza nel futuro e uno sguardo positivo alla vita.

 


Avremmo ancora miliardi di cose da raccontarvi ma le parole non saranno mai troppe e abbastanza esaustive per spiegarvi quello che abbiamo vissuto. L'africa è inspiegabile, c'è qualcosa di tangibile quando sei là che è impossibile da spiegare, un'energia, un'approccio alla vita, un modo di fare le cose. Non esiste video, libro, film, audio, qualsiasi mezzo di comunicazione che la possa spiegare. Possiamo solamente dirvi di andarci. Prendete un aereo e andate.
Concludiamo con una frase del libro “Ebano”, forse è scontato ma dice una verità assoluta.
“È un mondo povero, sommario, elementare, ridotto a pochi oggetti base [...] La ricchezza e la varietà del suo mondo non si esprimono in forme materiali, concrete, palpabili e visibili, ma nei valori e nei significati simbolici che l'uomo attribuisce agli oggetti semplici..”

 

 

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