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20 Giugno - Giornata Mondiale dei profughi

Domani, 20 giugno, è la Giornata Mondiale dei profughi.

Noi la celebriamo con il racconto della spedizione dei nostri volontari nei campi profughi in Grecia...

 

 

 

Il mio viaggio di confine è durato una settimana.

Ma lì, dove l’Europa finisce dimenticando se stessa, il tempo ha una dimensione diversa, può durare un momento e può durare ore e ore..

Siamo arrivati alla warehouse di Polikastro che erano le 22 passate e abbiamo scaricato decine e decine di scatoloni dal camion del Cinema du Desert, la mattina dopo abbiamo dato una mano ai volontari a sistemare, dividere, organizzare vestiti, scarpe, kit igienici da distribuire nei campi.

E poi, al pomeriggio, ci siamo mossi verso il confine con la Macedonia, fino a Evzoni, un paesino vicino alla più nota Idomeni. Il campo di Idomeni era stato smantellato e sgombrato proprio qualche giorno prima del nostro arrivo e i profughi erano stati spostati in campi governativi gestiti dai militari a Salonicco ed Atene.

Ad Evzoni ci sono diversi campi, vicini eppure separati. La mia settimana è trascorsa lì, tra il campo davanti l’Hara hotel, dove ci sono soprattutto profughi afgani, la jungle, un campo di siriani che si estende nel bosco accanto ad una stazione di servizio, ed il campo curdo di Kobane dall’altra parte della stazione.

 

 

La prima volta siamo arrivati alla jungle, tre bambini ci guardavano e ho avuto il mio primo regalo, un braccialino di corda gialla e due fermagli per capelli. La prima sensazione di fronte a quella sterminata distesa di tende è di blocco, di incredulità, tutto appare surreale, come se non fosse lì sotto i tuoi occhi.

Ma i bambini sanno riportarti alla realtà… My friend! My friend! E allora… il nostro viaggio con loro è iniziato!

 

 

Vi ricordate, vi avevo detto che partivo con Davide del Cinema du Desert e con una carovana di artisti? Tutti loro sono stati splendidi e il nostro lavoro insieme è stato immenso, pieno di emozioni. Spettacoli con i burattini, laboratori con le maschere, concerti con strumenti veri ed inventati, scuola di cinema, disegni, libri magici, colori, tempere, fili, quadri che prendono forma, alberi che si illuminano quando diventa buio. E i sorrisi di stupore quando il primo burattino si affaccia oltre il telo bianco, le urla di gioia, gli applausi, la curiosità, la fantasia, la bellezza e i piccoli attori e musicisti e pittori e aiutanti che riempiono il palco fatto da un telo blu e la grande tenda di Kobane che si trasforma nella galleria d’arte più bella che ho mai visto.

E alla sera, con il profumo del tè caldo, dal tetto del camion scendeva il telo bianco e mentre i bambini urlavano cinema! cinema! appariva sul grande schermo Charlie Chaplin e tutti erano rapiti… anche gli adulti più scostanti si avvicinavano e prendevano posto.. e ogni notte era un successo!

 

Clicca sulla foto e guarda il video:

 

 

Così trovavamo la carica per il giorno dopo.

Non era semplice resistere, non urlare di sdegno, non piangere, non lo è neanche ora. Ma quello che abbiamo cercato di fare è stato portare un po’ di normalità, di leggerezza, di allegria. Non è stato semplice venire via.

Intanto, dopo il mio ritorno, lunedì è iniziato il Ramadan e Davide ha comprato caramelle e dolcetti per i bambini come ci avevano chiesto e qualche giorno dopo è stato sgombrato il campo jungle…

Le persone sono state spostate a Salonicco in un campo militare. Io non so cosa si possa provare. Un nuovo strappo, la sensazione di perdere di nuovo tutto, anche se quel tutto sembra così poco. Il luogo dove incontrarsi, dove inventare un gioco. Un fornelletto con cui preparare il tè. L’idea di un salotto al riparo dal sole dove accogliere degli ospiti, come è accaduto a noi. Insomma, un piccolo spazio che sa di se stessi.

I ragazzi della Carovana sono andati a trovale nel nuovo campo. Stanno bene. Sono solo più tristi.

Lì in Grecia si continua ad aspettare, ad aspettare di prendere un appuntamento via skype per avviare le pratiche per la richiesta di asilo, ad aspettare che l’Europa ritrovi i diritti e il senso di umanità.

Forse non possiamo capire cosa significhi essere profugo, ma credo che tutti noi non possiamo guardare da un’altra parte. Anche per questo siamo stati lì. Per questo ci torneremo.

Per ciò che ho vissuto ringrazio Bambini nel Deserto, i ragazzi della Carovana Artistica Udine/Idomeni e tutti coloro che hanno contribuito con le loro donazioni a rendere possibile questo viaggio, e ringrazio ogni uomo donna e bambino che ho incontrato nella mia lunga settimana di confine.

 

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