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Diario di un Colpo di Stato [Bruna Montorsi]

Il giorno dopo


Giovedì 24 settembre

Stamattina, dopo la riprogrammazione dei prossimi impegni e appuntamenti, siamo partiti per la sede (Garage Italia), dove mi aspettava parecchio lavoro.

La città era calma. Molti blindati dell’esercito presidiavano le strade. Tutte le strade asfaltate erano segnate dalle tracce nere dei fuochi, cataste di materiali bruciati ai lati delle strade, sanpietrini sparsi un po’ ovunque,  gente che continuava l’operazione “mana mana”, la pulizia delle strade. Poca gente in  giro, negozi quasi tutti chiusi. Forse per la stanchezza della settimana di lotta, la tensione finalmente allentata, o forse per la festa, il Tabaski.

Alla sede un gruppo di bambine e bambini tirati a festa mi accolgono gioiosi: la nasara  (donna bianca) è tornata. Poi i primi incontri di lavoro: l’impresario edile e l’ingegnere che stanno seguendo i lavori della scuola materna. L’ingegnere è arrivato stamattina da Fada N'Gourma, dove era rimasto bloccato per tutta la settimana. Dice che a 20 km da Ouagadougou è pieno di carri e blindati militari. Dovevano allontanarsi di 50 km, si vede che non si fidano…

Giornata di lavoro tranquilla. Stasera, nel viaggio verso casa, buchiamo una gomma. I “colleur”, gli incollatori, sono tutti chiusi. Non facciamo in tempo a realizzare l’entità del problema che si fermano due giovani in motorino, col vestito della festa, comprensivo di cappellino in tinta. Si mettono subito al lavoro per cambiare la gomma. Competenza e rapidità. Soprattutto generosità. Grandement merci.

Le strade sono piene di gente in festa, tutti festeggiano il Tabaski, non solo i musulmani. Sicuramente festeggiano anche la pace riconquistata. Ogni 200 metri c’è un disco-maquis, con la  musica a manetta, gremito di giovani. Luminarie ovunque. Unica nota un po’ stonata: i petardi, che loro chiamano “dynamite”. Appunto. In questo momento sono decisamente di troppo!

 


Sabato 26 settembre

Dopo ieri, altra corvè di lavoro alla sede, con Kaka e Sama, per terminare i documenti della formazione, che è rimasta fissata per lunedì 28 e martedì 30. Mentre lavoriamo ancora un sussulto: l’ambasciata mi avverte di non uscire di casa (ma io sono già uscita), perché al campo Naaba Koom le operazioni di disarmo del RSP hanno subito una battuta d’arresto. RSP rifiuta di consegnare le armi, adducendo la motivazione che ci sono ami di Francia e Costa d’Avorio. Ma va’??? E come mai? Vengano Francia e C.I. a reclamare le loro armi!

Nel pomeriggio le cose sono rientrate nell’ordine ed è stato possibile continuare le operazioni di disarmo… Durante il ritorno a casa cerchiamo di evitare le zone più calde della città, che è comunque piena di militari.

 


Domenica 27 settembre

Alla sede, da sola, a lavorare. Devo assolutamente finire tutti i Kit dei materiali per le otto scuole della sperimentazione. La sede è un campo di battaglia. Io mi sento sfiancata e tesa per la paura di non fare in tempo. Purtroppo la situazione politica ha bloccato i lavori, che adesso si sono concentrati alla fine… Per fortuna la situazione fuori sembra tranquilla. Le operazioni di disarmo proseguono, pare, tranquillamente.

Durante il viaggio verso casa lasciamo pacchi di biscotti ai diversi militari che stazionano sulle strade da giorni. Ci ringraziano molto gentilmente.

 


Lunedì 28 settembre

Sveglia alle 5,45, per arrivare a Nagréongo alle 8.00. Ana, la maestra di Koubri ha dormito a casa nostra, poi c’è da caricare Bea, la maestra di Cissin. Inizia la prima giornata di formazione senza problemi, il lavoro è produttivo, gli insegnanti partecipativi. Ma nel primo pomeriggio ancora tensione. Da Ouaga arrivano notizie preoccupanti: ieri sera, durante le operazioni di ritiro delle armi, alcuni RSP hanno brutalizzato e preso in ostaggio i militari che erano andati a caricare un camion di armi. Anche alcuni  RSP che si erano arresi sono stati presi in ostaggio.

Siamo di nuovo a rischio di scontri armati. Quasi tutti gli insegnanti che venivano da Ouaga sono rimasti a Nagréongo a dormire. Noi siamo tornati in fretta. All'ingresso di Ouaga c'erano tantissimi militari, che controllavano tutti, sia in entrata che in uscita. Carri armati in assetto di guerra in tutta la città. Roba da film.

In serata, notizie ancora più allarmanti: la resistenza è orchestrata da Diendiéré e Bassolé, che sono anche accusati di avere chiamato truppe straniere e djiadiste. Una fonte non ufficiale ma attendibile dice che nel nord del Burkina Faso, a Ouayouguya, è stato fermato un convoglio di alcuni mezzi militari, forse djiadisti…

 

 


Martedì 29 settembre

Stamattina, attraversando la città nella zona nord-est, nessun carro armato in giro. Viene però impedito l’ingresso in città e tutti devono fare dietro-front. Veniamo a sapere che tutte le forze armate si sono raccolte intorno ai due campi dove gli RSP stanno resistendo. La giornata di formazione prosegue, pur nella tensione. Stiamo lavorando nella sede del comune, che si trova vicino alla strada asfaltata. Tutte le volte che passa un camion con relativi scossoni, chi sta parlando si ferma, ogni rumore ci mette in allarme. Per fortuna i giochi e le simulazioni ci tengono distratti. Nel pomeriggio abbiamo l’incontro col villaggio per parlare delle iscrizioni alla scuola materna, non possiamo quindi rientrare rapidamente come tutti hanno cercato di fare, data la situazione.

Arrivati a Ouaga, la sera, sappiamo che l’esercito ha tirato alcune cannonate al campo Naaba Koom, quartiere Ouaga 2000. Il generale Diendiéré ha chiesto agli elementi RSP di “abbassare le armi, accettare il disarmo, per evitare un bagno di sangue”. Ma chi gli crede più?

 


Mercoledì 30 settembre

Giornata di riposo, a casa. Bucato e pulizie. Le forze armate hanno liberato tutte le postazioni occupate dai resistenti RSP. Ma lui, Diendiéré, non si è consegnato. E’ scappato con la sua guardia del corpo in auto.

Ha proseguito a piedi. Ha preso un’altra auto. E’ passato a chiedere asilo a più ambasciate. Alla fine è stato accolto dall’Ambasciata del Vaticano. La cosa ha suscitato l’ilarità del popolo del web:  sono fiorite svariate vignette con lui che ha preso i voti, vestito da cardinale, lui che ha avuto una vocazione tardiva…

Intanto il Presidente Kafando fa sapere che le operazioni di liberazione delle postazioni RSP non hanno provocato vittime. Ora manca solo la resa (o la fuga)  di Diendiéré.

 

 


Giovedì 1 ottobre

Si negozia la sorte dell’uomo. Forse questione di ore. Alle 14,30 arriva la notizia della sua resa, in cambio di garanzie sulla sua sicurezza. Finalmente. Ora è nelle mani della gendarmeria.

Ora: non e' per voler enfatizzare le qualita' di un popolo. Ma rendiamoci conto: sono riusciti a evitare una guerra fratricida, che forse avrebbe fatto comodo a qualche potenza occidentale che ha armi da vendere... (Chiediamoci: come mai la Francia non si è espressa se non alla fine?). Non hanno fatto vittime, non hanno accettato decisioni proposte da altri, come quelle della CEDEAO, inaccettabili ma cadute nel silenzio della Francia, che solo dopo la resa di RSP ha dovuto felicitarsi con questo governo di transizione e questo esercito. Se tutti gli stati e tutti gli eserciti fossero cosi', non ci sarebbe ragione al mondo per continuare a produrre armi.

Questa è una lezione per tutti i popoli del mondo. Per i popoli più poveri, che dovrebbero smettere di farsi strumentalizzare dai produttori/venditori di armi che hanno tutto l’interesse a fomentare conflitti armati. E per i potenti della terra, che è ora che la capiscano: se un paese come il Burkina Faso ha potuto risolvere questa crisi in questo modo, non sarà più così scontato poter orchestrare conflitti in ogni angolo del globo, al solo scopo di arricchirsi.

Ma la impareranno?


 

Ouagadougou - Bruna Montorsi

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