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Organizzazione Umanitaria
ONG Bambini nel Deserto Onlus

Diario di un Colpo di Stato - Domenica 20 settembre

 

Domenica 20 settembre - Bruna Montorsi Ouagadougou

 

La buona notizia non è arrivata. Sotto all’hotel LAICO dove si svolge la mediazione, una manifestazione di decine di sostenitori del CDP; hanno aggredito la guardia del corpo di un esponente politico e una giornalista. Scontri tra manifestanti di diverse fazioni, soffocati dai militari RSP. Non arrivano notizie. Diendiéré arriva con molto ritardo alla plenaria. Ci Sono incontri separati prima della plenaria. E’ chiaro che le cose non vanno per il verso giusto.

 

Sama è uscito. Dopo pranzo siamo in cortile, quando sentiamo l’eco di spari non lontani, qualcuno fa una telefonata, ci confermano che stanno sparando all’incrocio con la strada asfaltata che va a Yako. Gli spari si fanno frequenti e, dalla zona in oggetto, vediamo colonne di fumo nero. Tutti dentro, chiudiamo anche le finestre. E’ forse la prima volta che mi prende la paura, per noi, per i bambini, per Sama che è fuori. Lo chiamo, gli dico che sparano, dice che sta rientrando. Je vien tout de suit. Speriamo che passi dall’altro incrocio. Gli spari continuano per qualche minuto, poi smettono, oppure si confondono con i tuoni. Sì, anche oggi la pioggia.

 

Quando arriva, dice che i dimostranti l’hanno fermato, hanno perquisito l’auto. Sono dalla vostra parte, ha detto. E l’hanno fatto passare.

Di nuovo a confrontare le notizie, minime, è evidente che non stanno raggiungendo un accordo. Alle 19,30 arriva il comunicato. Lo sentiamo alla radio e lo leggiamo al tempo stesso sul web. Ecco la dichiarazione di Macky Sall, presidente del CEDEAO:
- ripristino della transizione con Kafando
- rinvio della proposta di abolizione del RSP da dopo le elezioni
- voto dell'amnistia per tutti i fatti avvenuti nel colpo di stato
- arresto delle violenze
- elezioni riandate al 22 novembre, con la partecipazione degli esclusi.

 

Il CEDEAO dovrà votare queste proposte  martedì 22 settembre.

Si prevede sdegno e grande protesta.

 

 

 

 


 

Golpe Burkina 16 settembre 2015

 


Mercoledì 16 settembre.

Ero nella nostra sede BnD a lavorare: materiali per la formazione insegnanti, giochi didattici ecc… Là c’è la corrente elettrica, che mi permette di lavorare con pc, stampante, scanner…

Nel pomeriggio mi ha raggiunto Karim Kabore, nostro collaboratore, per rivedere insieme la dispensa per gli insegnanti.

Alle 16 circa arriva la telefonata di Sama, nostro referente locale: ha saputo da un post di fb dalla Francia, che in BF la Guardia Presidenziale ha fatto irruzione al palazzo presidenziale durante l’incontro settimanale del governo, prendendo in ostaggio il Presidente Kafando, il Primo Ministro Zida e altri ministri. Cerchiamo notizie sul web e troviamo conferma. Siamo molto tesi, pensiamo subito a un colpo di stato, ma cerchiamo cmq di lavorare. Alle 18 arriva Sama e rapidamente ci prepariamo per rientrare a casa. Portiamo con noi la stampante, che ha un problema da sottoporre al negoziante. Ci muoviamo verso il centro. La sera è già calata, ma tutte le illuminazioni della città sono spente. Tutti i negozi chiusi. Tutti i benzinai chiusi. Arriva anche una forte pioggia, che ci costringe a fermarci. La città è semideserta, solo un grande flusso verso la periferia. Possiamo proseguire e arrivare a piazza della Rivoluzione. Un gruppo di persone, con fischietti e slogan, parte verso Ouaga 2000. Accendiamo la radio. Tutte, tranne radio Omega, sono state disattivate. Ascoltiamo. Palano di diversi assembramenti di persone che si stanno dirigendo verso palazzo presidenziale. Uno di questi gruppi è dovuto retrocedere, per gli attacchi e  gli spari dei militari. Mentre ascoltiamo, la voce dello speaker si blocca, si sentono urla, si sente chiaramente: feu! Fuoco! Poi, più niente. Il giorno dopo sappiamo che radio Omega è stata incendiata.

La sera, a casa, con la famiglia contenta di vederci. Tutti erano a conoscenza della situazione. La notte interminabile, attaccati ai telefoni e web.

I sindacati dichiarano sciopero generale su tutto il territorio.

Ricevo una mail dall’ambasciata italiana in C.I., che invita tutti gli espatriati a limitare i movimenti e ad avere comportamenti prudenti. Poco più tardi ne arriva un’altra, che ci invita a NON USCIRE di casa per nessuna ragione.

 


Giovedì 17 settembre

O.K. Niente promenade di primo mattino, che per la mia salute è anche una terapia.

Nemmeno fuori dal cancello. Mi tocca chiedere a Rose di andare alla boutique a comprare yogurt e altri generi. In casa tutto il giorno attaccata al tablet, che si scarica ogni momento e devo metterlo in carica. Non ho con me il caricatore del computer. Nella fretta l’ho lasciato alla sede.

Chiedo a Sama di andare a riprenderlo, dato che esce per recarsi al lavoro. Dice che bisogna fare i picchetti. Ma io so che vuole essere “dentro” alla situazione, vicino al popolo. Durante la giornata, preoccupati, lo chiamiamo 100 volte. Dice che le strade sono spesso sbarrate, ma niente pericoli.

Arrivano i primi comunicati alla tv nazionale. Il capo del RTP (guardia presidenziale) si è proclamato Presidente del CND (consiglio nazionale per la democrazia!!!). E’ abolita la transizione. Sono destituiti il Presidente e tutti i ministri. Divieto di assembramento. Coprifuoco dalle 19.00 alle 6.00.

Sono “stati costretti” a questa decisione per evitare il peggio (!!!). Tutta colpa della transizione, che voleva escludere esponenti del vecchio regime da qualsiasi candidatura per le future elezioni dell’ 11 ottobre!

Forse non hanno capito: se il popolo ha fatto la rivoluzione nell’ottobre 2014, pagando col sangue, l’ha fatto perché era l’unico modo per chiudere col vecchio regime, autoritario, corrotto e fascista! E una rivoluzione serve, appunto, per rimpiazzare la vecchia società con un ordine nuovo!  E l’ordine nuovo dice che non ci devono più essere al governo esponenti compromessi col vecchio regime. Punto.

In mattinata ricevo la chiamata di Bruno Gentile, direttore della Cooperazione Italiana. Mi chiede dove mi trovo, come sto, se ho bisogno di qualcosa…. Dice che vicino alla C.I. si sentono molti spari. Si raccomanda di non uscire di casa.

Poi mi chiama Jacob, dice che anche a Gonguin, quartiere dove si trova la fondazione Bras Ouvert, sparano ovunque, che tengono i bambini ben chiusi dentro il cortile. Che il mercato di Gonguin è quasi vuoto, molti negozi chiusi.

Alla tv nazionale passano solo i comunicati di un portavoce del nuovo “presidente Diendiéré. Il portavoce sembra drogato, in più non sa leggere. Ripete gli stessi concetti.

Il pomeriggio trascorre  lento, cerchiamo di avere notizie dalla radio e dal web, il mio tablet si scarica di continuo. Cerco di rispondere ai tantissimi amici che dall’Italia si preoccupano per me e per la situazione. Cerco di tranquillizzare tutti, pur senza negare la realtà. Dal web impariamo che la protesta si allarga ad altre città. Yako, koupela, Kaya, Bobo. A Yako hanno incendiato la casa di Diendiéré.

Verso le 17.00 attacca una pioggia tremenda, la più forte che abbia visto, dura quasi due ore a secchiate. La casa si allaga, i materassi si impregnano. Il cortile di casa è un lago. Sama non arriva. Gené, sua moglie, preoccupata per il coprifuoco, lo chiama. Dice che sta arrivando. In effetti arriva poco dopo le 19.00, visibilmente teso. Racconta di una città oscurata dal fumo nero degli incendi provocati dai manifestanti, che non mollano. Si ritrovano in diversi pinti della città, i militari li aggrediscono con lacrimogeni e spari, li smarriscono, ma loro non cedono.  Attuano diverse forme di disobbedienza civile: sbarrano le strade, provocano incendi, ma sono gentili con le auto che passano, lasciano passare, indicano percorsi possibili.

I militari sparano anche a singoli individui. Hanno sparato a un ragazzo, da solo, al telefono davanti la porta di casa, La sua foto ha fatto il giro del web.

Molti giovani si sono ritirati nella corte del Mogo Naba (Re Mossi), che li ha accolti per difenderli. Ma l’esercito ufficiale non ha ancora preso posizione.

Leggiamo su fb che militari di Bobo sono venuti a Ouaga per difendere i civili. Dimostrazione che l’esercito NON appoggia il golpe…

Ceniamo quasi in silenzio, intanto navighiamo. Poi la stanchezza finalmente ha il sopravvento. Mi sento tutto il corpo acciaccato, dolente, e non ho fatto niente tutto il giorno!

 


Venerdì 18 settembre

Appena alzata mi chiama Luca, chiede novità. Gli racconto quello che so. Sono preoccupata perché i materiali su cui stavo lavorando sono rimasti alla sede. Sono impossibilitata a proseguire il lavoro. Gli dico che sto bene ma comincio a “strippare” a causa della segregazione. Ottengo il permesso di uscire di primo mattino nel quartiere per una camminata.

Gira sul web una notizia: massima allerta. Chi è fuori è pregato di rientrare perchè sono previsti scontri armati. Sama dice che andrà all’ufficio…

Poi sentiamo che la notizia non è ufficiale, sarebbe una bufala. Forse per scoraggiare alla protesta.

Tutta la comunità internazionale (ONU, USA, FRANCIA, CEDEAO…) condanna il colpo di stato.  Molti capi di stato della CEDEAO l’hanno definito il colpo di stato più stupido del mondo.

L’ONU si rifiuta di negoziare prima della liberazione del presidente e dei ministri. Leggiamo che il “nuovo presidente” promette la liberazione degli arrestati.

Intanto Sama, attaccato al suo hi phone, non esce. Ha letto di attacchi a Tampui, il quartiere della città più vicino a noi.

Abbiamo sentito l’eco degli spari e, guardando verso Ouaga,  abbiamo visto colonne di fumo nero alzarsi  verso le nuvole. Impressionante. Sama resta in casa (!!!)

Si legge della liberazione del presidente Kafando, il quale rifiuta di andare a casa sua finchè anche Zida, primo ministro, sarà liberato.

Da una telefonata apprendiamo che continuano a sparare in centro e nel quartiere Gonguin. Addirittura i militari sono entrati nel cortile di Bras Ouvert e picchiato 2 persone! Ci spiegano che fuori dal cancello c’erano 2-3 persone, le quali, alla vista della camionetta dei militari che entrava nel vicolo, si sono riparate dentro al cortile e sono state raggiunte dai soldati. Mi ha fatto molto arrabbiare che persone adulte compromettano con la loro incoscienza un luogo abitato da bambini! E spero che gli adulti che girano intorno a Bras Ouvert d’ora in poi se ne stiano alla larga, oppure ben chiusi dentro.

Poco dopo sappiamo che i militari sono entrati al mercato di Gonguin e hanno cominciato a sparare alla gente, uccidendo una donna incinta. Strategia del terrore, altro che potere!

Mi chiama il direttore della Coop Italiana, mi chiede come va. Dice che hanno riaperto le frontiere.

Tra mezzogiorno e il primo pomeriggio arrivano a Ouaga i presidenti di Senegal e Benin, accolti all’aeroporto da Diendiéré. Trasferiti in un albergo per negoziare. Attesa. Sama non è ancora uscito. Da non crederci!

Ma alle 17 circa avvia l’auto e parte dicendo: je vien tout de suit! Conoscedolo, la frase ci mette nel panico. Invece dopo un’ora è già di ritorno, con arachidi grigliate, mais e una gallina viva (ma per poco).

Fino a sera non aspettiamo che i risultati della consultazione delle varie componenti con l’Unione Africana. Sul web le notizie più disparate, poi smentite.

Impariamo da una telefonata che a Cissin, quartiere della nostra sede, poco lontano dal garage Italia, hanno ucciso un ragazzo. Per fortuna non sono rimasta là…

 


Sabato 19 settembre

E siamo al quarto giorno.

Abbiamo letto le proposte delle varie componenti all’incontro con l’Unione Aficana. Naturalmente ognuno chiede cose diverse e opposte. L’UA condanna RSP e chiede il ripristino immediato della situazione precedente il colpo di stato. Diendiéré chiede un altro anno di transizione e elezioni inclusive.

Sul web la gente comincia a diramare istruzioni per costruzione e uso di molotof.

Dal cortile di casa si vede la città, in tutta la sua larghezza, coperta da colonne gigantesche di fumo nero. Il popolo è là, e non ha intenzione di mollare. Da telefonate di amici impariamo che oggi a Gonguin, quartiere ieri martoriato dai militari, non ci sono spari. Forse stanno aspettando le decisioni dell’UA?

La mattinata è molto lenta, piove. Oggi pare che nessuno abbia voglia di mettersi a tavola per il pranzo, cosa assai strana in casa Sama…

Impariamo da un amico che abita nel quartiere di Pyssi, che i militari stamattina hanno fatto la malora. Lui e molti altri abitanti sono usciti dalle case dove erano barricati per affrontare i militari e aiutare i dimostranti. Con lancio di sassi, bastonate… Ci siamo già.

In tavola un ottimo ris gras con salsa e tante verdure.  Ma tutto il tempo del pasto trascorre in silenzio.

Il pomeriggio trascorre nell’ansia di avere notizie. Si naviga,  si confrontano le notizie, si controllano le fonti, si comunica con gli amici, in Burkina e in Italia, si cercano informazioni ovunque. Un vicino di  casa ci racconta che ieri sera i militari sono venuti a picchiare della gente al maquis non lontano da qui…

Arrivano notizie rassicuranti: l’esercito ufficiale si schiera col popolo, intanto una parte di militari del RSP pare che abbia intenzione di abbandonare la guardia presidenziale. La mediazione tra i capi continua, ma nessuna notizia.

Poi, finalmente, verso sera, si apre uno spiraglio: il presidente del Benin annuncia che domattina i mediatori si incontreranno in plenaria con tutti gli attori e daranno una buona notizia al popolo burkinabè e al mondo intero. Un misto di gioia, sorpresa e sospetto: perché domattina? Non è ancora certa la buona notizia? O si vuole dare il tempo al “cane Diendiéré” di scappare? Se così fosse, come reagirebbe il popolo? Pare che abbia avuto il coraggio di chiedere l’amnistia! E questo ha scaldato notevolmente gli animi.

Poi arriva il comunicato ufficiale alla tv, i presidenti di Benin e Senegal danno la notizia. Anzi: la non-notizia. Gli operatori inquadrano il cane, ha l’espressione di un bambino che ha appena fatto una marachella.

Aspettiamo domattina. Sama, che oggi non ha toccato l’auto, ha dichiarato felice che domani andrà in città.


 

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