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BF Aggiornamenti 19.9 Monica Rinaldi

Seguiamo con apprensione l'evolversi della situazione in Burkina Faso dove sono presenti nostri collaboratori ma sopratutto amici.

 

Aggiornamento da Monica Rinaldi - Ouagadougou - Burkina Faso

BURKINA FASO - AGGIORNAMENTO SULLA SITUAZIONE
19/09/2015 - 12h00

Da tre giorni ormai il Burkina Faso resiste. Il colpo di Stato e la dissoluzione delle istituzioni della transizione, operato dal generale Diendiéré nella mattina di giovedì 17 in seguito al rapimento del presidente, del primo ministro e di due ministri nel pomeriggio di mercoledì 16/09/2015, incontrano una fiera opposizione del popolo burkinabé.
Il presidente Kafando è stato messo a residenza sorvegliata venerdì 18, i due ministri Laoda e Bagoro sono stati liberati mezz'ora fa (alle 10 GMT di sabato 19), ma il primo ministro Zida è tuttora prigioniero.
Il CND ha dichiarato il coprifuoco, ma quest'ultimo non è riconosciuto... in provincia, massicce manifestazioni si svolgono senza sosta. Bobo-Dioulasso, Ouahigouya, Koudougou, Dedougou, Fada N'Gourma, Tenkodogo, Banfora, Dori... fino alle più piccole province come Nouna, Sebba e Garango... ovunque si manifesta contro il RSP, contro Diendiéré, contro il colpo di Stato e per il ripristino immediato della transizione.
A Ouagadougou, la popolazione resiste: si costrusicono barricate, si incendiano pneumatici per impedire al RSP di entrare nei quartieri, dove nei giorni scorsi si sono registrati morti (una decina e non tre, come invece sostiene France24) e feriti (più di cinquanta, li ho visti con i miei occhi all'ospedale universitario Yalgado Ouedraogo). Il RSP non ha pietà, è una milizia addestrata per uccidere: non si accontentano di disperdere i manifestanti, sparano loro proiettili veri, li inseguono fin dentro casa, nelle stanze, per picchiarli selvaggiamente.

Da venerdì 18, il presidente in esercizio della CEDEAO, Macky Sall (presidente del Senegal) e Yayi Boni (presidente del Benin) sono a Ouagadougou in qualità di mediatori. Dai primi scambi avuti ieri, è emerso che se le autorità della transizione e la società civile chiedono fermamente la dissoluzione del RSP e il mantenimento della data delle elezioni al 11 ottobre, Diendiéré ed i suoi miliziani chiedono che il loro corpo d'élite sia mantenuto, oltre ad esigere "protezione" ed "elezioni inclusive" (al chiaro fine di reinserire il CDP, partito di Blaise Compaoré, nella corsa alle presidenziali). Nel momento in cui sto scrivendo, la società civile incontra i mediatori all'hotel Laico, luogo delle negoziazioni.

In realtà tutto ciò è il colpo di coda di un corpo d'élite creato da Blaise Compaoré e che è sempre rimasto fedele a quest'ultimo: la dissoluzione del RSP è stata consigliata dalla Commissione Nazionale di Riconciliazione e promessa da vari candidati alle presidenziali. Ma il RSP si è reso colpevole di numerosi crimini, a partire dall'assassinio di Sankara (in cui Diendiéré ha avuto secondo molti un ruolo di primo piano), all'assassinio di Zongo, alle torture sistematiche degli anni 1987-1995, all'attacco alle basi dell'esercito regolare durante i disordini del 2011, ai crimini di questi giorni. Sanno che se venissero reimpiegati in altri corpi dell'esercito, sarebbero esposti a rappresaglie ed indagini giudiziarie. Sanno che la loro ora è suonata.
Diendiéré ha sorpreso anche molti elementi della sua milizia con questo colpo di stato... l'idea iniziale era probabilmente solo di far scrivere ed approvare una legge che impedisse la dissoluzione del RSP. Ma la sete di potere di Diendiéré ed i suoi legami con l'ancien régime hanno portato a questa situazione...

 

Vi terrò ancora aggiornati
Monica Rinaldi

 


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