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ECO-OAS Implementazione del Dinamismo Economico
nella regione di Hassi Labiad - Merzouga

Il Progetto

Contesto


Hassi Labiad è un piccolo villaggio a 7 km da Merzouga, nel sud-est del Marocco, sorto negli anni cinquanta intorno a un pozzo (il pozzo bianco) che gli conferisce il nome.

Dalla sua nascita ad oggi la popolazione, di origine nomade, è cresciuta a un ritmo vertiginoso, pressoché raddoppiando il numero di abitanti ogni anno e facendo fiorire una discreta attività turistica, che attualmente costituisce la principale attività economica del villaggio. Al contrario i prodotti dell'agricoltura, un tempo di vitale importanza, si sono ridotti al mero auto-sustentamento delle famiglie non coinvolte nel business del turismo.

Unico prodotto agricolo commercializzato, sebbene senza alcuna valorizzazione aggiunta, rimane il dattero, che viene venduto all'ingrosso ai commercianti del souk della vicina Rissani.

Le palme da datteri presenti nell'oasi, vera ossatura portante dell'ecosistema oasiano, sono state a lungo moltiplicate utilizzando i getti laterali delle palme migliori e/o delle varietà di maggior qualità, ma anche attraverso i semi, che cadendo sul suolo ed usufruendo delle cure colturali riservate alle colture sottostanti, germinavano e crescevano liberamente creando un fitto groviglio di palme disposte casualmente e di qualità sempre incontrollata. Essendo, infatti, una specie diclina e dioica, la phoenix dactylifera presenta fiori unisessuali posti su individui diversi, vale a dire piante maschio e piante femmina, che s'incrociano liberamente o attraverso impollinazione manuale, ma che in ogni caso generano dei semi che non conservano le caratteristiche produttive della pianta femmina che li ha generati e che, se lasciati germinare e portati a produzione, produrranno dei datteri diversi da quelli che li hanno contenuti. Questo fenomeno naturale, aggiunto alla scarsa attenzione posta dagli agricoltori sulla qualità del frutto, in secondo piano rispetto alla necessità di avere delle piante per costituire e mantenere l'oasi senza dover sopportare l'onere di comprarle, ha portato ad un'evoluzione del tutto incontrollata e casuale del patrimonio genetico dell'oasi, che sebbene si possa considerare come una ricchezza inestimabile dal punto di vista biologico, non lo è affatto dal punto di vista produttivo e qualitativo.

Le innumerevoli varietà di datteri costituite in questo modo vengono tutte indistintamente raggruppate sotto la denominazione di Kalt, che spesso vuol dire di scarso valore, e le cui caratteristiche organolettiche dei frutti sono ben lontane dalle apprezzate qualità delle varietà pregiate come la Medjoul o la Bouffegouss, o della locale Bouslikh, tra le altre.

Il risultato di queste tendenze è che il mercato turistico, oggi fonte di ricchezza per alcuni, non beneficia in nessun modo della produzione agricola, così come le famiglie di agricoltori, a meno di pochi casi in cui sono essi stessi diventati operatori locali del turismo, non beneficiano affatto della ricchezza portata dal turismo.

Inoltre, questa tendenza è facilmente identificabile in altri settori produttivi locali, come l'allevamento, l'apicoltura, l'artigianato e praticamente tutto il resto.

In pratica, il turismo si configura come un'attività a sé stante e molto poco, se non per nulla, legata allo sviluppo produttivo del villaggio.

 

 



Eco-Oas

 

E' in questo contesto che s'inserisce il progetto Eco-Oas per l'implementazione del dinamismo economico nella regione di Hassi Labiad.

Finanziato dall'ONG proponente, Bambini nel Deserto, e dalla Regione Emilia-Romagna, e realizzato in collaborazione con l'Associazione Hassilabiad come partner locale, il progetto si articola su tre macro aree: agricoltura, apicoltura e turismo sostenibile, alle quali si aggiunge in corso d'opera una quarta, l'artigianato femminile, e l'idea è quella di collegare queste quattro attività produttive, dinamizzandole appunto, per fare in modo che costituiscano un insieme sinergico a beneficio della popolazione tutta.

In particolare, si è intervenuto nel settore agricoltura, dove, dopo diversi altri interventi realizzati nell'ambito di progetti passati e miranti all'aumento delle risorse agricole, quelle idriche in particolare, e all'ottimizzazione del loro uso, è stato realizzato un campo pilota per l'introduzione di una nuova coltura dalle ottime possibilità di reddito e a basso impatto sia sulle risorse che dal punto di vista delle cure colturali.
Si tratta del fico d'india, una coltura ampiamente diffusa nel paese e oggetto di particolare attenzione a più livelli dovuto alla sua spiccata multifunzionalità.

La coltura, infatti, si presta a molteplici usi, tra i quali si annovera a buon titolo la produzione dei frutti, sia per il consumo fresco che per la trasformazione in succo fresco o in confettura, ma anche per la produzione di un preziosissimo olio derivato dai semi, molto apprezzato per uso cosmetico e che sta ricevendo l'attenzione di numerosi operatori nazionali per gli ottimi guadagni che presenta. Nondimeno, l'uso delle racchette come foraggio presenta, oltre alle ottime qualità nutritive, la caratteristica di apportare una notevole quantità d'acqua alla dieta, con riduzioni considerevoli dell'acqua consumata per l'abbeveraggio, soprattutto durante il caldo periodo estivo. Queste caratteristiche, oltre allo scarso fabbisogno idrico, meno di 400 mm/anno, fanno della coltura del fico d'india un ottimo complemento alla produzione agricola locale, anche in vista di una riduzione della coltivazione di specie foraggere molto più impattanti sulle risorse e largamente coltivate in zona, come l'erba medica.

Nella zona cuscinetto tra l'oued e l'oasi, fortemente soggetta a fenomeni di insabbiamento, sono stati piantati 1300 cladodi di tre varietà diverse, Aissa di Ait Baâmrane, Mles di Khouribga e El Haddaouia di Ouled Haddou,

Tutte inermi e di buone caratteristiche produttive, acquistate presso l'istituto agronomico e veterinario "Hassan II" di Agadir, con cui si è inoltre contrattata una sessione formativa per gli agricoltori, in supporto a quella tenuta dal nostro agronomo in loco, tenuta dal prof. Mohamed Arba, uno dei massimi esperti nazionali sull'opuntia. I risultati di quest'attività sono stati più che ottimi.

Nel settore apicoltura si è provveduto, prima, a radunare quelle persone che, nel territorio, si occupano in qualche modo di allevamento delle api, per poi proporre loro di concentrare il loro lavoro sulla produzione di miele del deserto, prodotto solo dalle api gialle (Apis Mellifera Sahariensis), in modo da produrre un prodotto tipico e con maggiori possibilità di penetrazione nel mercato.

A questi apicoltori sono stati forniti sei giorni di formazione, due presso le loro strutture e quattro presso i locali della cooperativa responsabile della formazione, per il miglioramento delle loro conoscenze, sia di base che operative, per la produzione. Gli eventi formativi sono stati assegnati alla "Cooperative Agricole Taybatte Skoura", di skoura appunto, vicino Ouarzazate.

I responsabili della cooperativa, già associazione albisher, hanno accumulato una lunga esperienza nell'apicoltura oasiana sostenibile e sono oggi il fulcro intorno al quale ruota l'idea di far riconoscere il miele del deserto come produit du terroir, vale a dire prodotto tipico del territorio. Inoltre, ad essi è stata chiesta la fornitura di quindici arnie piene da consegnare agli apicoltori di hassi labiad e dintorni.

In seguito alla formazione, i cinque apicoltori beneficiari hanno deciso di costituirsi in associazione, l'Association "Merzouga" des amis de l'abeille saharienne, in modo da rappresentare meglio le loro istanze presso gli altri livelli amministrativi e per ottenere i benefici che il lavoro d'insieme comporta, soprattutto in ambienti difficili e/o isolati, com'è appunto quello desertico.

Molto interessante, a questo riguardo, è la collaborazione sorta tra la neo-formata associazione di hassi labiad e la cooperativa di skoura, molto più introdotta al lavoro associativo ed all'utilizzo di tutte le sue potenzialità, che permette agli apicoltori locali di introdursi in un contesto inter-regionale di sviluppo al quale difficilmente avrebbero avuto accesso da soli.

Nel complesso, oltre alle arnie piene e alla formazione, ai cinque apicoltori locali sono state fornite delle arnie vuote, del materiale per migliorare la produzione, circa mille contenitori di vetro di varia misura e completi di tappi ed etichette e la possibilità di vendere il loro prodotto direttamente al mercato turistico, sia attraverso gli alberghi che al turista stesso.

Il settore artigianato femminile è quello che si è aggiunto in corso d'opera e che in qualche modo ci ha permesso di stringere il legame tra produzione locale e turismo. I gruppi di donne e ragazze ospitate presso la sede del nostro partner, l'associazione Hassilabiad, si occupano principalmente di artigianato tradizionale, le prime, e di decorazioni e bordature le seconde. Queste attività si sono rivelate particolarmente utili, sia nella richiesta agli albergatori di aumentare la loro domanda di beni di questo genere a livello locale, che per la vendita diretta al turista. Inoltre, sono state selezionate alcune attività che puntassero ad aumentare l'autenticità degli ambienti deputati all'alloggio turistico e ad offrire un prodotto fortemente simbolico al turista. Per questo sono stati selezionati alcuni antichi simboli berberi da proporre come decorazioni di tende e tovaglie, negli alberghi, e come decorazione di maglie e sciarpe per i turisti, tutti con le relative simbologie antiche, offrendo così uno spunto in più di riflessione sulla cultura e il patrimonio durante lo svolgersi dell'esperienza turistica. Per il lancio di queste attività e la promozione del lavoro svolto dalle donne, sono state fornite loro cento sciarpe di diversi colori e cento maglie, tutte da decorare e da proporre sia per la vendita nelle strutture alberghiere che in un mercato dell'artigianato organizzato appositamente durante il periodo di massima affluenza turistica.

Nondimeno, nell'ambito del progetto, sono state identificate altre realtà produttive che potessero essere valorizzate attraverso il collegamento con il mercato turistico. Tra queste spiccano le attività di pasticceria e produzione artigianale del cous-cous, svolte da un'associazione locale di ragazze, e il lavoro di tatuaggio all'henné. Per tutte queste attività è stata stilata una lista di prodotti e servizi utilizzabili e/o vendibili dagli alberghi ed è stata consegnata loro completa di prezzi e recapiti telefonici per la contrattazione diretta.
Come si può vedere, anche se sono state potenziate diverse attività, è il settore turistico quello che si è configurato come centrale nella valorizzazione delle diverse realtà produttive locali ed è appunto di questo che ci occuperemo in queste pagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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