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ECO-OAS Implementazione del Dinamismo Economico
nella regione di Hassi Labiad - Merzouga

Dove

Hassi Labiad è un piccolo villaggio a 7 km da Merzouga, nel sud-est del Marocco, sorto negli anni cinquanta intorno a un pozzo che gli conferisce il nome. Il "pozzo bianco", significato arabo di Hassi Labiad (Tanat Tamllalt in berbero), ai piedi delle dune dell'Erg Chebbi e costeggiato dall'Oued el Beyda, era da tempo conosciuto dalle famiglie nomadi che da tempi molto più remoti portavano i loro animali al pascolo in quelle terre rese meno aride dalla presenza di una falda freatica molto superficiale e dai depositi fluviali.

Due grandi palme da dattero si ergevano maestose percorrendo verso est il letto asciutto dell'Oued, indicando, come dice l'antico proverbio berbero, che le loro chiome nel sole bollente affondavano le loro radici nell'acqua. E' qui che cinquanta famiglie nomadi, riconducibili a quattro clan, si accordano per mettere insieme le loro ricchezze e acquistare quelle terre, che fino ad allora gli avevano fornito il prezioso alimento per il loro unico capitale: gli animali. E' così che il capo di una delle famiglie, con gli averi di tutti, parte alla volta della lontana Errachidia per andare a contrattare l'acquisto di quelle terre che sarebbero poi diventate una rigogliosa oasi ai piedi delle Dune Rosse. Al suo ritorno, condizione più unica che rara nel mondo nomade, le cinquanta famiglie erano proprietarie di una striscia di terra di ottocento metri compresa tra il letto dell'Oued El Beyda e il limite est dell'Erg Chebbi. Si comincia allora a lavorare tutti insieme per costruire una khettara, antico sistema di emungimento orizzontale delle acque, il cui canale attraverserà le terre in senso longitudinale, dividendole a metà, mentre l'intera proprietà viene divisa trasversalmente in cento strisce da otto metri ciascuna. In questo modo ogni famiglia aveva a disposizione due strisce, una nella metà ovest e l'altra nella metà est, la cui possibilità di usufruirne restava legata alla possibilità di ciascuna di lavorarle tutti i giorni o a giorni alterni.

Comincia così la costruzione della cornice verde che oggi impreziosisce con la sua vitalità il paesaggio mistico della gran duna rossa che si erge alle sue spalle, minacciosa e al contempo ammaliante e maestosa.

Negli anni, le cinquanta famiglie si sono ingrandite dividendosi l'oasi, ancora strutturato come all'origine, tra i discendenti, mentre altre famiglie si sono aggiunte approfittando dello sviluppo turistico della vicina Merzouga.

Per alcuni anni la popolazione è cresciuta a un ritmo vertiginoso, pressoché raddoppiando il numero di abitanti ogni anno, facendo fiorire una discreta attività turistica che oggi costituisce la principale attività economica del villaggio, e destinando i prodotti dell'agricoltura al mero auto-sustentamento delle famiglie non coinvolte nel business del turismo.

 

 

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http://youtu.be/SicFUU9rnBU

 

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